Michele Cuoccio

mi chiamo Michele, ho 25 anni e sono di Bari. Ho scritto il racconto che vi mando di getto, proprio ieri notte, dopo aver letto -come scrivo anche nel racconto stesso- un libro che mi ha a dir poco annoiato. Penso che, fra i giovani italiani, ci sia una malsana abitudine di scimmiottare modelli stranieri spesso pretenziosi e finto-ispirati: mi irritano in particolare quegli scrittori "pulp" (o riconducibili allo stesso stile) che sono totalmente privi di modestia ed autoironia, e che utilizzano quintali di termini inglesi per sentirsi più di "tendenza" ed alla moda, senza capire che essere alternativi è ben altra cosa che indossare le Dr.Martens e darsi delle arie da persone vissute...

I CRETINI D’AVANGUARDIA

 

Pèrfécto. Ben, ben.

Dimenticatevi tutte le boiate che vi hanno fatto mandare giù per le budella del cèrrone, e seguitemi un pochino.

 

 ARRIVA UN MOMENTO, NELLA VITA DI OGNI UOMO QUASI DI SINISTRA, IN CUI SI SMETTE DI ESSERE QUASI DI SINISTRA E SI INIZIA A ESSERE DEI COGLIONI SENZA QUASI.

 

(Michèl Cuoccio, La dimanche nu teng’n’cazz da fèr,Bèri capoluogo, Noèl 2000. Presso le miggliori libbrerie. Acchiedète al vostro pescivìndolo).

 

 Lo dico perfino io, che mi ritengo quasi di sinistra.

Non leggo molto. Già mi annoio a leggere le cosemie, figuratevi quelle degli altri. Comprendèz muà, ho i miei buoni motivi. Magari ve li racconterò.

Ma già ci si annoia a capire i propri buoni motivi, figuratevi quelli degli altri. Mica sono scemo, che vi racconto i miei buoni motivi mentre a voi non ve ne fotte un cazz’, dei miei buoni motivi.

Quindi: attaccatevi a sto’ bastone. Tiè.

Intanto, una cosa è da dire. Ho letto un po’ di raccontidigioviniautoritagliàni. Compreso me medesimo, che ancora sono giòvine.

Questo, pour example, è un saggio di ciò che scriveva un ragazzetto di diciott’-diciannov’anni che inizialmente chiameremo P.P., o anche PIPI’, giovine scrittòro romano verbalmente incontinente (ma ne potete trovare così in qualsiasi città al di sopra dei 200.000 abitanti):

 

"…supreme cotiche del mar’ancestrale lambente le fetide scene della nostra pikkola ed insulsa vita,

titanio ghiacciato sotto le piantedeipiedi, chiodi da nove cm.che infilzano il miocandido ed immacolato sessosilentesfrenatosgrullante, ho fatto tanto tanto tanto tanto sesso in lerci bagni della stazionecentrale (balle, NdA) con Jenny, James, Giusy, Geppy e Gianni, e Big-Squirrel mi accarezza il madido trasognare della mia incolume cecitè…

 

…perfide cavità sotterranee di tope e cazzi goccianti (un po’ di porno spinto ci vuole sempre, NdA), nella city di New York piena ed innata otre metallica, crampi lancinanti nello stomaco, le auto che sciamano nel folto lenire i dolori del mio animo calloso, e puttane (una puttana non manca mai in questi racconti, anche se a malapena se n’è vista una, NdA) buttate per le strade d’asfaltoumido, intrecciantisi come serpenti danzanti nella fetente kasbah-mudù-ciò l’asmah, toccami, toccami, mangiami, condìscimi, vomitodicagn’incinta, vomit’a litri, vomitovomitovomito, oh come mi sento male, oh-comemisentomale!"

 

"A’ Francè…è bbellissima", disse la tipetta biondina magra magra capricciosa capricciosa, a casa di Francè, naturalmè, poco prima di buonnatàle.

 

Da parte sua, il tipetto –che abbiamo chiamato pipì, ma che di nome faceva, appunto, francè- tirava una boccata dalla cannina rullata poco prima, e, per darsi più fascino e sintomatico mistero (come diceva qualcuno che non mi ricordo, ma non è che non lo dico per snobismo, non me lo ricordo davvero! che, qualcuno lo sa?), alzò leggermente il sopracciglio, e disse:

 

"Sì, non è male, ma ho fatto cosemoltomigliori"

 

(come dire che, cocca, se questa qui t’è piaciuta, alla prossima t’arriva Shèkkspir);

 

la tipina, vestita casual, ma di un casual molto poco casual (si può dire che non lasciasse nulla al casual), prese e lo baciò.

 

"Sai, ho scritto queste cose mentre ero in vacanza a Niù Iorc’, sonorimastomoltocolpito dallo sciamare delle civiltà tecccnològgica, in questa società allo sbando dominata dal consumismo e dal benessere materiale, in una dimensione dove si perdono i ritmi naturali dell’uomo, che…è…come un essere sperduto in un orizzonte di cemento armato…e….poi…"

 

(voce strozzata, per far l’anima tormentata, e poi la troiata più grossa):

 

"…poi ho conosciuto la droga ed il sesso nei vicoli dei quartieribbbassi, dove mi sono mescolato all’umanità vociante che frequenta le viscere di questo mondomalàto, vivevo con due dollari al mese (tradotto: quattro milioni di lire al mese fatti arrivare dall’Italia con vaglia, NdA) …sai…sono uscito molto provato da quest’esperiènza", disse.

 

Lei, la ragazzina, non disse nulla: pigliò e lo ribaciò.

Pomiciarono vezzosamente e frigidamente per un po’, senz’allegria, pieni di presunta estasi, crogiolandosi nel loro sentire di giovani semidèi. L’occhio di a-francè si soffermò sul piercing che aveva la ragazza sull’ombelico.

"Me lo sono fatto durante la vacanza di sei mesi a Londra, in un tattoo-shop interetnico. A chi lo porta, conferisce lo spirit’indiano di Apascia-Awalla-Sonofuorih Thornosubitoh, il dio della fertilità della piantina d’erba gatta", disse con voce adolescente e svenevole la ragazzetta.

 

"E’ bbellissimo", disse a-francè.

"Ti piasce?", disse lei.

"Sì, ‘ttanto", disse lui.

 

Presero e si ri-ribaciarono. La stanzetta era piena di cèghevàra, deandrè e manga giapponesi. Era bella in ordine. Pulitapulita. Come loro due, che profumavano di bagnoschiuma al mentolo e maglioncino lavato bellofresco.

 

Ad un certo punto, si udì un leggero rumore di serratura. La porta blindata dell’appartamento si aprì gentimente, ed entrò una signora ben vestita, piena di buste, pacch’e pacchettini, tutti col nastrino. Con voce suadente, in perfetto italiano e cadenza romana da romana laureata, disse: "Francè! Dai amore, vieni qui che devi dare una mano alla tata a fare l’albero! Stamattina ho avuto tantissimo da fare all’università, ed anche tuo padre! Su, tesoro!"

 

"Dopo, mamma", disse a-francè dal chiuso della stanzetta, con tono annoiatino.

 

"Usciamo sul balcone a guardare la luna?", chiese la ragazzetta.

"Sì, dai, usciamo", disse, estasiato, a-francè.

 

Uscirono, quindi. Dal palazzo d’ epoca, con il parapetto in marmo di Carrara, si godeva di una vista meravigliosa.

 

Passò un barbone. Loro non se ne accorsero neanche.

 

Ma non si accorsero che, in trenta o quaranta secondi, era passato uno che DAVVERO aveva vissuto con due dollari al mese a New York, che DAVVERO era stato nei bassifondi della metropoli, e aveva vissuto in un appartamento dove i topi squittivano silenti in piena notte, che DAVVERO si era fatto di tutte le droghe possibili e immaginabili (e si era drogato per RABBIA, perché i drogati per misticismo sono davvero molto pochi, e di rabbia VERA ne aveva avuta a quintali in corpo), che DAVVERO aveva il sangue pieno d’alcol, perché chi beve come una spugna PUZZA, e non profuma d’ammorbidente come chi si beve al massimo due pintine al pub con gli amichetti il sabato sera, che DAVVERO s’era beccato un bel po’ d’infezioni andando a letto con questa e quella, perché era INFELICE, e chi è DAVVERO infelice e pieno di problemi non ha bisogno di dire FOTTUTO, FUCK, SILK CUT, MISTY, THOMAS, NICKCAVE, JESUS DESTROY (ma lo sapete quante risate si fa Cristo per ogni volta che, come si suol dire nei comandamenti, lo nominano invano?), BABY, CAZZO, CAZZO, NICKCAVE, CAZZO, CAZZO ed ancora CAZZO, WAHL TRAPER, fottutissimi TRAMP, JEFF BUCKLEY (che se non moriva non se lo cagava nessuno), TRANSGLOBAL, non-so-cosa-è-giusto-o-sbagliato (Ian Curtis, ma ci voleva Ian Curtis per dire questa boiata che può pensare anche un criceto, o il sottoscritto fin dal ‘75?), FRED PERRY, BETA KAPPA, Courtney Love (che per la cronaca ADESSO CANTA ALLE SFILATE DI ARMANI), fuck fottuti fuckfuckfuckfottutissimi BASTARD, ed ancora altre STRONZATE in inglese e STRONZATE

 

(pausa)

 

dette, per darsi un tono, da chi al massimo è nato a TORVAIANICA o TORRE A MARE o TRANI o MONZA o peggio ancora a RICCIONE, da chi la mattina indossa la maglietta di lana procurata da mammà, e FINGE di essere infelice, perché non ha nemmeno lo slancio per essere felice o il fegato per essere disperato…che cavolo ne sapevano, loro due, della disperazione, che so, di non avere neanche un soldo, o di vivere con una famiglia disastrata in un quartiere schifoso dove non c’è neanche la vissuta cultura interetnica, ma solo topinazzi e ricottari locali (senza avere né fumetti nè ciddì né stereo né grintose scarpe alla moda), o di essere pestati a sangue da un genitore, o di finire sei mesi in prigione per aver fregato per fame uno stereo, loro, che imbrattavano le vetrine di una banca per falso spirito di ribellione (prontamente dis-inguaiati dagl’intrallazzzati genitori liberi professionisti e/o docenti), e che sei anni dopo, in giacc’e cravatta, si sarebbero laureati e sarebbero diventati odiosi travet della old/new economy come tanti?

 

Ma tant’è.

 

Il barbone passò. E con lui una quarantina d’anni di sentimenti veri.

 

I due ragazzetti rimasero a guardare la luna dal balcone.

 

Piazza di Spagna era splendida quella sera.

 

NdA: QUESTO RACCONTO L’HO SCRITTO DOPO AVER FATICOSAMENTE LETTO "DESTROY" DI ISABELLA SANTACROCE (DAL QUALE SONO TRATTI TUTTI I TERMINI CITATI PRECEDENTEMENTE), LIBRO CHE CONSIGLIO A CHI SI VUOLE DARE ARIE (FINCHE’ GLI FA COMODO) CON UN BEL PO’ DI CITAZIONI DI TENDENZA.

 

SE TANTO MI DA’ TANTO (E I SE I GIOVANI SCRITTORI ALTERNATIVI SONO QUESTI), PREFERISCO DI GRAN LUNGA NINO D’ANGELO AGLI SMASHING PUMPKINS.

Mikicuoccio 25/12/2000