Cabiria

nato a Torino nell'ottobre del 1980, da circa 6 anni  scrive racconti gotici e horror.
Appassionato di cinema e letteratura, sta portando a termine un libro sul grande regista horror Mario Bava.
Regista di cortometraggi e sceneggiature, disponibile a collaborazioni per progetti cinematografici.

IMPRONTE BIANCHE

La notte cupa e fredda della città immersa nel sonno, avvolge il corpo di un uomo dallo sguardo perso nel vuoto, come se fosse intento a scovare qualcosa fra i silenzi inquieti.

Una sigaretta lo accompagna nella sua camminata lenta e quasi cadaverica, il fumo uscendo dalla bocca andava ad unirsi alla patina leggera che ricopre la notte, questo lasso di tempo intenso.

Le strade sembrano dei muti tratti di una tela invecchiata dall’umidità, in fondo anche lui è un elemento di questa tela.

Arrivato su un cavalcavia di una stazione ferroviaria, l’uomo si fermò e prese a scrutare nella luce, quelle pesanti linee di ferro che disegnavano strane figure, semplici e ferrosi binari stavano diventando simboli...simboli premonitori.

Tutt’intorno giaceva nel silenzio, soltanto qualche macchina rendeva tempesta la quiete, per poi rituffare quel tassello di mondo nelle mani rugose del silenzio.

Una volta ripresa la camminata, il passo si fece più spedito, i suoi occhi però parevano sgranati, quasi avesse visto uno spirito.

Abbassò la testa e rimase inorridito... Una volta posato lo sguardo sull’asfalto, vide delle impronte bianche e capì che si trattava di mani...segni di colore bianco a forma di mano, perchè... cosa voleva dire.

Iniziò a seguire quei segni sbiaditi lungo la strada, ad ogni rumore si voltava, quando ad un certo punto... Si fermò...Rizzò in piedi...

In un angolo lievemente illuminato c’era una donna dall’aspetto languido e spettrale che lo osservava, pareva un aracnide per il modo nervoso e contorto che aveva di muoversi.

A scatti la donna, fasciata di nero, alzò le mani...bianche, come le impronte sull’asfalto.

L’uomo s’accasciò sulla strada terrorizzato pensando di essere in pericolo ma, al tempo stesso era incuriosito da quella figura ; gli si avvicinò quasi per domandarle chi fosse, che lei lo zittì posando il suo indice bianco sulle labbra.

La donna gli fece cenno di osservare ...le sue esili e delicate mani, iniziarono a comporre delle parole sopra dei fogli di giornale, ammassati lì vicino...L’uomo osservò, sotto i suoi occhi comparvero queste parole: "Sono la sorella minore della morte...L’Angoscia".

In preda al panico l’uomo cadde morente ai piedi della donna che, si chinò ed iniziò una dolce nenia macabra, mentre con le mani sfiorava il volto pallido e angosciato dell’uomo...ennesima sua vittima.