Simone Pazzaglia

27 anni , genovese , laureato in Economia,
Opere: - "Le Chiavi della percezione": diario-romanzo autobiografico, ritratto generazionale che affronta in modo franco e duro tutte le problematiche del mondo giovanile: droga, sesso , amore , violenza , disoccupazione etc..
- " Mars Store" : romanzo fantascientifico-esoterico, sullo stile Cyber alla Gibson.
- " I Racconti" : raccolta alla quale sto partecipando assieme ad altri autori , tra cui Fabio Castagna del quale
potete leggere le poesie che aprono i due lavori proposti.

Capitolo XII.-"Il Colloquio collettivo di gruppo"

- Sentimento-

"Sono emigrato da questo mondo
ormai da un pezzo.
Alienato non solo dagli altri
ma anche da me stesso.
Non concepisco tutto quello che non alteri
il mio corpo e il mio cervello,
che sia liquido solido o gassoso.
I miei sogni sono giÓ svaniti tutti :
il calcio, la musica e la storia.
Non mi stupisco pi˙ di non riuscire
nÚ a pregare
nÚ a volere.
Io odio
Io odio
tutto e tutti.
Odio col cuore
Odio con la testa.
Odio col cazzo.
Io odio.
Io mi diverto solo ad odiare."

 

Faceva un caldo infernale in quel maledetto scompartimento dell' "intercity" Genova-Milano delle sei e mezzo del mattino, e l' escursione termica con l'esterno ,dove soffiava un gelido vento di tramontana, non ancora mitigato dal calore del sole, era da polmonite.

Mi spogliai : dapprima mi tolsi il giubbotto e poi anche la giacca blu con i bottoni dorati alla marinara, indi mi misi a leggere un quotidiano che avevo acquistato in stazione ; mi ero portato anche il libro dei test psicoattitudinali , quelli che ti somministrano nei colloqui di lavoro, ma non avevo voglia di spremermi il cervello, anche, sul treno. Quel cazzo di libro lo avevo portato pi˙ che altro per mettermi la coscienza a posto. Del resto con la testa per risolvere quei cazzo di quesiti o ci nasci ,oppure ti puoi anche rassegnare , quelli che ti trovi nelle selezioni sono sempre diversi da quelli pubblicati , cazzo! questi strizzacervelli non hanno proprio niente da fare e tra una sega e un' altra creano queste maledette stronzate.

Ero solo nello scompartimento e vista la mia tensione pre-colloquio , avrei pagato per non fare entrare nessuno durante il viaggio.

Dopo poco tempo , regolarmente , la porta dello scompartimento si aprÝ, ed ecco che ti spunta fuori una vera e propria dea.

Capelli neri lisci a caschetto , lucenti, curati , occhi neri e intensi come il fondo di un vulcano non pi˙ in attivitÓ , corpo filiforme , magro ma con due seni prorompenti che riempivano il reggiseno portato sotto una innocente camicetta bianca .

La ragazza aveva una straordinaria somiglianza con Claudia Koll, e tale somiglianza la si poteva riscontrare, oltre che nei lineamenti del viso, anche nelle rotonditÓ scultoree del suo delizioso fondoschiena che riempiva i blue jeans ordinati e puliti.

Bella ! di una bellezza aristocratica ,con tutte le curve al posto giusto, insomma : un sogno; non appariscente e trash alla Valeria Marini.

La mia "Claudia" richiuse, con delicatezza, dietro di se la porta a scorrimento dello scompartimento e si venne a sedere proprio di fronte a me, vicino al finestrino .

Quando incrociai per la prima volta il suo sguardo , fui sul punto di salutarla ,mi sembrava un volto familiare , eppure non la avevo mai vista prima di allora, tuttavia, non lo feci. Avrei voluto dirle: - Finalmente sei arrivata!-.

Stavamo uno di fronte all'altra, le nostre gambe formavano un delizioso intreccio umano , e quasi si toccavano. Quella vicinanza estrema , che per˛ non Ŕ ancora contatto , quella condizione intermedia che non ti fa capire se lei gradirÓ la tua presenza , ma ti induce , comunque , ad un certo ottimismo. Sublime Ŕ la sensazione di due corpi sconosciuti che si sfiorano, si toccano e non si respingono, e che si cercano quando si sentono lontani, in maniera apparentemente casuale , ma in realtÓ spudoratamente voluta. Sostenni la fatica psicologica consistente nel distogliere lo sguardo da quel volto angelico e perfetto, motivata dalla forza stupida dell'imbarazzo.

Al tempo stesso provai l'eccitazione per l'opportunitÓ che il destino pareva proprio avermi concesso.

- Tiriamo le tendine sperando che nessuno ci disturbi?- disse lei rompendo il silenzio.

Io, in risposta, feci un segno di assenso con il capo, la richiesta era talmente invitante che mi aveva soffocato la voce in gola , e se avessi proferito parola sarebbe uscito un rantolo incomprensibile. Avrei voluto sigillarlo quel cazzo di scompartimento, come si fa con i convogli che trasportano scorie radioattive, del resto cosa avrei potuto volere di pi˙ dalla vita , e poi che morte lieta sarebbe quella fra le braccia di una ninfa.

L'assoluta imprevedibilitÓ dell'avvenimento mi fece credere che questa potesse veramente essere la volta buona.

Quella mattina i miei pensieri, che del resto mi avevano tormentato per gran parte della notte, erano tutti per il colloquio di lavoro che mi accingevo a sostenere presso un importante istituzione finanziaria europea.

L' imprevedibilitÓ era stata anche l'incontrastata protagonista della nottata in cui conobbi Paola.

- Che caldo atroce che fa! - feci io passando le mani sulle prese d'aria poste alla base del finestrino, rivolto alla mia incantevole compagna di scompartimento.

In realtÓ a me del caldo non mi fregava pi˙ nulla, visto che oramai mi ci ero abituato, la frase mi serviva per rompere il ghiaccio, per vedere se ero ancora in grado di parlare e soprattutto per sondare la disponibilitÓ dell' angelo. Questa volta ero io ad avere il gioco in mano , lei era entrata nello scompartimento , io non ero andato a cercarla, pertanto ero nella condizione di andare a vedere le sue carte senza dovere fare una puntata alta , dopodichŔ avevo la possibilitÓ di rilanciare oppure di uscire, era lei che giocava allo scoperto e io al buio.

-E' sempre cosÝ prima di partire alla mattina , poi una volta in viaggio l' ambiente diventa temperato- Mi rispose, Claudia , dimostrando una certa confidenza con gli scompartimenti dei treni , segno evidente che si trattava di una persona che viaggiava spesso con le ferrovie.

Aveva un'adorabile accento milanese , scandiva le parole con calma e sicurezza , e il suo modo di parlare era forbito ed estremamente corretto.

La cartellina grande e nera che portava con se mi fece pensare che fossi al cospetto di una studentessa di architettura. Era bella e desiderabile , come Emanuelle Seigner, santa e puttana , il massimo, nell' immaginario maschile, per una donna: al tempo stesso compagna ideale e amante perfetta.

Finalmente il treno si mosse e partimmo dalla stazione di Genova Brignole , il clima all' interno dello scompartimento si era notevolmente rinfrescato e stava diventando temperato, per usare le parole della mia ninfa.

Claudia tir˛ fuori dalla borsetta nera una edizione integrale de "il Processo" di Franz Kafka , uno di quei libri della biblioteca economica a duemila lire.

Oltre a essere santa e puttana era anche colta- pensai-.

Avevo trovato mia moglie , eppure quel giorno ero uscito per cercare lavoro.

Ormai da troppo tempo regnava il silenzio nello scompartimento , e siccome l' ultima ad avere parlato era stata la ragazza, la palla era passata a me , dovevo assolutamente dire qualcosa, niente di banale ma qualcosa di simpatico o di intelligente. Lei aveva un' espressione seria sul volto , era stata gentile e sorridente ma solo quando aveva parlato , poi al di fuori di queste occasioni nessun sorriso silenzioso. Ora stava seduta con gli occhi intenti nella lettura , impenetrabile , come me del resto , insomma un rebus , il solito dannatissimo rebus , e se c'Ŕ una cosa che mi Ŕ sempre riuscita male tra i giochi enigmistici, bŔ quella era proprio la risoluzione dei rebus.

Ad un certo punto mi balen˛ nel cervello un consiglio sugli abbordaggi ferroviari , che avevo ricevuto, qualche mese prima , dall' aquila senz'ali sulla scogliera di Pieve Ligure mentre stavamo cremandoci dei Joint.

L' immonda testa di cazzo mi aveva suggerito: - se incontri una, sul treno, che ti chiede dove vai? tu devi risponderle che stai andando a trovare la tua ragazza-

Secondo il coglione questa affermazione avrebbe dovuto creare curiositÓ nell' interlocutrice femminile e tale curiositÓ si sarebbe trasformata in interesse per me.

- Fidati che funziona!- aveva concluso l' Aquila , rispondendo alle perplessitÓ che avevo avanzato anche in maniera energica dandogli di fatto del demente.

-Dove stai andando ? - chiesi alla ninfa, preparando il terreno per la pi˙ grossa stronzata che avrei potuto fare in quella circostanza.

- Sono stata il fine settimana dai miei nonni a Sestri Levante , e ora torno su a Milano dove abito"- rispose la ragazza con la solita gentilezza.

- E tu dove vai? - domand˛ Claudia , dimostrando di gradire la conversazione.

" Io, ehm.... vado anch'io a Milano,bŔ si... vado a trovare la mia ragazza" - scoreggiai.

Arrivai a Milano. 

Negli ultimi tempi mi ero ritrovato pi˙ volte nella cittÓ lombarda, soprattutto per motivi di studio , avevo avuto , infatti , la necessitÓ di recarmi alla biblioteca del Consiglio di Borsa a Piazza Affari per reperire parte del materiale utile al lavoro di ricerca per la mia tesi sul funzionamento dei mercati finanziari.

Mi trovai , quindi , ancora , una volta alla Stazione Centrale , dove ti rendi conto di essere in una cittÓ in cui si lavora dal fatto che tutti corrono , e se non stai attento ti travolgono, e per difenderti ti metti a correre anche tu ,anche se non ne avresti motivo.

Al contrario quando arrivi alla stazione di Genova ti rendi conto che quella Ŕ la cittÓ con il maggior tasso di disoccupazione del nord , dal fatto che la stragrande maggioranza della gente cammina.

Questa volta, tuttavia, non avevo la spensieratezza di chi va a vedere una partita di calcio, o di chi va a reperire fonti , ma piuttosto ero pervaso dalla preoccupazione propria di ogni giovane disoccupato.Dopo essermi laureato , infatti , ero entrato nel meccanismo cieco e spietato delle selezioni.GiÓ , le maledette selezioni! dapprima ti somministrano un test attitudinale , per mettere alla prova la tua propensione al ragionamento logico-deduttivo-matematico, e per sondare la tua cultura generale con domande del tipo - "Quanti KM Ŕ lungo il Tevere?"- oppure- "Dove si trova la Pianura di Pesto?"- e ancora - "Qual'Ŕ la religione pi˙ diffusa in Islanda?".

Se passi questa prima fase , sei ammesso ad un colloquio individuale , che nella migliore delle ipotesi sostieni con il responsabile risorse umane dell' azienda interessata, senn˛,ti becchi una di quelle maledette teste di cazzo frustrate di una fottutissima SocietÓ di selezione, che ha ricevuto l' incarico, dall'azienda interessata all'assunzione, di individuare tra i diversi candidati , l' elemento pi˙ compatibile rispetto alla figura professionale da ricoprire.

Io li odio quelli delle societÓ di selezione! Tutti di estrazione psicoanalitica , che hanno la presunzione con questi cazzo di test di delineare il candidato ideale per ogni specifica posizione.

Cazzo! Se un giorno diventassi Presidente del Consiglio, i miei primi atti, sarebbero nell'ordine: la chiusura dei circhi con animali in gabbia, e la consegna agli animali liberi dei responsabili delle SocietÓ di selezione e anche di qualche responsabile risorse umane di qualche importante azienda.

L' intelligenza ! Questi con un merdoso test ti dicono se sei intelligente , ma io non ci capisco un cazzo di niente in quelle maledette figure che ruotano in senso orario , poi antiorario e poi si girano ....affanculo!

Ma riprendiamo la descrizione del percorso di selezione , eravamo arrivati al primo colloquio individuale, se esso , che ti precisano non essere un colloquio tecnico ma solo conoscitivo , ha dato esito positivo, passi ai quarti di finale, e cioŔ il colloquio collettivo di gruppo.

Ed io in questa sorta di "giochi della giovent˙" , avevo incredibilmente vinto le gare cittadine e regionali ed ero il rappresentante della Liguria negli infraregionali di Milano.Presi la metropolitana , cazzo a Milano mi sento che potrei fare a meno della macchina , con la metropolitana , infatti , sei da una parte all' altra della cittÓ in pochi minuti, tutte le volte che sono andato a Milano ho preso la metropolitana , tanto che non riesco a immaginarmi le reali distanze tra i vari posti in cui sono stato.

Stavolta il compito era ancora pi˙ semplice , dovevo prendere la linea verde e scendere a Gioia , la prima stazione dopo quella della Centrale.

Finalmente , dopo avere sbagliato strada, cinque o sei volte, riuscii ad individuare il portone del palazzo , che al quinto piano , ospita il centro di formazione della Banca.

Vengo ricevuto da una selezionatrice , che poi Ŕ la stessa che mi aveva convocato,la settimana prima ,telefonicamente, mi fa accomodare nell' anticamera dove seduti trovo gli altri candidati, che poi sono, fondamentalmente, i miei nemici , o meglio gli avversari da battere.Nonostante ci˛ in queste circostanze si crea quella solidarietÓ tra persone nella stessa condizione che ti fa capire che, tuttosommato, alla nostra generazione Ŕ rimasta perlomeno la coscienza , dopo avere perso valori ed ideali.

Sono circondato da geni : una ragazza di Pavia mi racconta di essersi laureata in Economia due mesi prima a soli ventitrŔ anni , partendo da una media pre-tesi di centoundici punti, con il gioco delle lodi ricevute( si pensi che il massimo Ŕ centodieci); un altro candidato viene da Napoli anche lui si Ŕ laureato a ventitrŔ anni in Giurisprudenza , ora ha la mia stessa etÓ, ma nel frattempo ha giÓ fatto il servizio militare, come allievo ufficiale di complemento nella Guardia di Finanza , e attualmente lavora presso il Ministero delle Finanze,dopo avere vinto un concorso pubblico.

Io mi sento una merda con i mie venticinque anni appena compiuti ,una laurea in tasca da tre mesi e un inglese scolastico.

Dopo questa prima fase di conoscenza informale , veniamo condotti dalla capa dei selezionatori , pensate voi tre donne in carriera, all' interno di una grande stanza, con ampie finestre che garantivano un' elevata luminositÓ, fuori un panorama squallido: una sorta di discarica a cielo aperto con all' interno allestito una campo nomadi di zingari rom, attorno qualche grattacielo e grandi costruzioni in stile casermoni popolari.

La leader delle selezionatrici prende posto al centro delle altre sue due collaboratrici, noi candidati , invece, ci disponiamo dinanzi agli esaminatori, su una serie di banchi disposta ad "u", a m˛ di esame di maturitÓ o discussione di tesi di laurea con l' unica differenza che qui sono i candidati ad essere al posto dei professori , come conformazione dell'aula si intende.

In corrispondenza di ogni posto c'Ŕ un' etichetta, giÓ preparata, che riporta scritti, a mano con un pennarello nero e in stampatello, i nostri nomi a mo' di conferenza.

Il posto a me riservato Ŕ quello centrale proprio di fronte alla postazione delle selezionatrici.Iniziammo con la somministrazione degli immancabili, ma fortunatamente in quell' occasione brevi test attitudinali.

Come al solito non ci capisco un cazzo, i primi li faccio giusti, ma poi il cervello mi scoppia e gli ultimi , quelli pi˙ difficili e importanti , li tiro a caso, del resto l' alternativa era lasciarli in bianco e in queste occasioni e sempre meglio scrivere qualcosa , chissÓ mai che una volta tanto ti vada di culo.Finite tre serie di test ci consentono di riprendere fiato per cinque minuti , dopo inizia il vero e proprio colloquio collettivo di gruppo.

- A partire da adesso avete venti minuti per conoscervi tra di voi , siete liberi di gestire a vostro piacimento il tempo che vi Ŕ stato concesso"- ci dice la leader dei cacciatori di teste.

Il colloquio collettivo ha lo scopo di osservare il tuo comportamento in gruppo , la chiamano - "predisposizione al lavoro di Úquipe"-, e la tua capacitÓ di leadership, a mio avviso tutte cazzate inverosimili, che esistono solo nella testa di quei folli , che forse avendo studiato troppo da vicino la malattia mentale ne sono stati irreparabilmente colpiti.

L' unico modo per apprezzare la validitÓ di una persona Ŕ metterla alla prova per un determinato periodo di tempo , fargli fare uno stage per potere valutare la sua continuitÓ e la sua affidabilitÓ ;ma cazzo! uno che si sveglia alle quattro e mezza di mattina, che dorme si e no tre ore , che incontra l' amore della sua vita sul treno e lo perde da imbecille, che affronta un viaggio di due ore e mezza, che si trova in un'altra cittÓ assieme a otto persone che non ha mai visto e conosciuto, vi pare logico che venga valutato in base al comportamento tenuto in quelle condizioni in mezza giornata.

Ai selezionatori non importa una sega di niente della capacitÓ di risolvere le prove che ti propongono di volta in volta , gli interessa solo ed esclusivamente il tuo modo di approcciare i problemi e di porti nei confronti degli altri.

Iniziano le presentazioni , decidiamo di fare un giro di tavoli da sinistra a destra.

La mia attenzione si sposta sul comportamento di quello che, fin dal primo istante, mi era, naturalmente, stato sul cazzo.Il tipo siede alla mia sinistra, ed Ŕ il secondo a parlare , dice di venire da Pavia , di avere la mia etÓ e di giocare a basket.

Il basket Ŕ uno dei pochi sport che non sopporto , non riesco a giocarlo e neanche a seguirlo in televisione , eppure io sono uno che segue pure il tiro al piattello.

Mentre parla, lo Scottie Pipen Pavese, si vede che non Ŕ spontaneo , Ŕ l' insicurezza fatta persona, guarda noi ,ma con la coda dell' occhio scruta il comportamento dei nostri silenziosi osservatori.

Scottie,durante le presentazioni degli altri, si fa la piantina dell' aula con la disposizione dei vari candidati per ricordarsi i nomi , tuttoci˛ per far vedere ai selezionatori che lui ai rapporti umani ci tiene.

Si vede che il tipo non Ŕ al suo debutto nei colloqui collettivi, ed Ŕ altrettanto evidente che non ha ancora capito un cazzo su come comportarsi in tali circostanze , soprattutto non ha capito che l' unica cosa da non fare Ŕ quella di cercare di far credere ci˛ che non si Ŕ.

Vedendo che Scottie si segna i nomi , pensai di farlo anch'io , in considerazione anche del fatto che io nomi e numeri di telefono non me li ricordo neanche con una pistola puntata alla tempia , pensare che mi ero scordato anche il nome di Paola e se non fosse stato per Cristiano...

Poi mi dissi- " affanculo i nomi ma che cazzo sto facendo ?".

Tocca a me presentarmi , sono nervoso , mi sento sotto osservazione , le mani mi sudano , la cravatta mi stringe il collo , non mi ci trovo vestito elegante ,mi sembra di essere un bambino vestito a festa ; Santo Dio come stanno male i bambini eleganti.

Vorrei saltare sul banco , strapparmi la cravatta,tirarmi gi˙ i pantaloni e poi le mutande , quindi girarmi e mostrare il culo a quelle tre fottute e dirle - "adesso continuate ad osservare? , non Ŕ pi˙ interessante il mio culo di questi discorsi monotoni e studiati?, vedete che sono estroverso !, eccome se lo sono!".

Prendo la parola, la mente Ŕ offuscata dalla tensione , ancor prima di iniziare , il mio unico desiderio Ŕ quello di finire.

- Mi chiamo Alessio , ho da poco compiuto venticinque anni, sono di Genova, nel tempo libero vado a correre, mi piace leggere libri , ne leggo in quantitÓ industriale e mi piace il pesce-

Parlo meno degli altri , forse sono meno spigliato , chissÓ perchŔ dovevo dire che mi piaceva il pesce , me la potevo risparmiare sta stronzata.

Cazzo Ŕ logico che a uno di Genova gli piace il pesce , tuttavia stranamente quella battuta da infimo avanspettacolo aveva suscitato simpatia negli altri esaminandi , a tal punto che fui invitato a dilungarmi ancora nella mia presentazione.

Presi coraggio e dopo una prima fase di difficoltÓ riuscii a ritagliarmi all' interno del gruppo il ruolo che pi˙ mi confaceva e cioŔ quello del buffone.

Mai un contributo alla risoluzione dei casi che mi venivano proposti , ma tanta ironia che divertiva, ne sono sicuro, anche le selezionatrici.

A volte avevo l' impressione che davanti a noi, dietro al banco delle esaminatrici , fosse assiepato un pubblico di spettatori , tipo quello televisivo composto dai coglioni della Domenica pomeriggio , che applaudiva i candidati in funzione delle loro battute e delle intuizione per la risoluzione dei casi che ci venivano di volta in volta proposti.

Ogni applauso era un punto guadagnato nella lotta tra poveri disgraziati figli di nessuno.E giÓ perchÚ i figli di papÓ , cioŔ di coloro che hanno fatto la falsa rivoluzione del 68' al grido di uguali opportunitÓ per tutti, le selezioni non le fanno , loro vengono assunti direttamente .

E non mi si venga a dire che si la raccomandazione ti aiuta , ma poi ci vuole il merito , palle !palle!palle!

Nessun merito! nessun valore! solo ed esclusivamente fottuto e schifoso nepotismo , maledetto nepotismo!

I lavori continuarono per tutta la mattinata , ci vennero di volta in volta proposti casi aziendali, piuttosto che problemi logici , da analizzare prima individualmente e poi in gruppo.Nei casi aziendali mi trovavo abbastanza a mio agio , nei quesiti logici non ci capivo niente , proprio non mi si accendeva quella lampadina nel cervello che altri avevano, ci avrei potuto pensare un giorno intero che tanto la soluzione non la avrei trovata.

Al termine della mattinata ci comunicarono che nel primo pomeriggio avremo sostenuto un ulteriore colloquio individuale.Io logicamente che venivo da pi˙ lontano chiesi di farlo per primo visto e considerato che alle quattro e tre quarti avevo un treno, la richiesta fu accolta e mi misero davanti a tutti nella lista dei candidati.

Andai a mangiare un toast con i miei sette nuovi amici-nemici.

Io, Scottie Pipen e il finanziare eravamo i maschi della compagnia , assieme a noi cinque ragazze una pi˙ cofano dell' altra.Una di loro mi fece osservare che l' accento genovese mi donava , debbo dire che ci˛ mi fece piacere in quanto quello dell' inflessione Ŕ sempre stato uno dei miei complessi , avevo paura di avere una parlata simile a quella del Gabibbo, addirittura alla bibliotecaria del Consiglio di Borsa avevo fatto venire in mente Gilberto Govi .

Alle tre era stato fissato il mio colloquio individuale , ero consapevole del fatto che esso sarebbe stato l' ultimo jolly da giocare.

I test , probabilmente , non erano andati a meraviglia, con tutte quelle risposte tirate a caso, il colloquio collettivo era stato in sintonia con il mio modo di essere: tanto fumo e poco arrosto.Insomma dovevo salvare per lo meno l' onore e cioŔ dimostrare che in realtÓ se ero arrivato lÝ qualcosa valevo e che non ero completamente privo di cervello.

Mi ricevette la leader delle selezionatrici : mi siedo dinanzi a lei , mi rilasso , respiro, mi concentro sull' espirazione e sull' inspirazione , tento di stare il pi˙ fermo possibile , fisso negli occhi la mia interlocutrice per camuffare la timidezza , mi sforzo di sorridere anche se non ho nulla da ridere, parlo piano e scandisco bene le parole.Riesco a gestire abbastanza bene la tempesta emozionale che Ŕ in corso dentro di me , mantenendo una maschera convincente appesa sul volto, probabilmente solo da un'attenta osservazione dei miei occhi si poteva percepire l' inferno emotivo che dovevo tenere a bada.

Inizio manifestando il mio dissenso su questi metodi di selezione , vorrei dirle che questi colloqui sono una cagata e che io sono mille volte pi˙ creativo ed estroso dei sette genietti lÓ fuori , ma riesco a moderarmi : sottolineo la mia ignoranza in materia e aggiungo che se le grandi societÓ continuano ad adottarli vuol dire che tali sistemi hanno un loro ritorno in termini di qualitÓ delle risorse umane acquisite.

La donna pare apprezzare la mia educatissima critica priva di presunzione , dico pare perchŔ non si riesce mai a capire ci˛ che passa per la testa di queste persone , a volte ho qualche dubbio anche sulla natura umana di tali figure , forse sono degli androidi fuggiti dalla stazione orbitante "mir" e ridiscesi sulla terra. Cazzo sarebbe la volta buona , diventerei un formidabile cacciatore di androidi , e state pur sicuri che non ne scapperebbe uno perchŔ accanto a me ci sarebbe schierato un esercito di disoccupati.

La selezionatrice mi studia, con lo sguardo osserva le mie reazioni , si insinua con le sue domande indirette nella mia vita privata.Le parlo della morte di mio padre e mentre la faccio la tempesta emozionale dentro di me si placa , finalmente sono me stesso , per la prima volta tra noi si crea un rapporto umano , lei mi ascolta e dal suo sguardo si capisce che la selezionatrice ha fatto spazio alla psicologa e forse anche alla donna. Mi chiede come Ŕ successo e si dispiace , dai suoi occhi capisco che Ŕ sincera , non avrei voluto parlarne , ma farlo mi prov˛ sollievo.

Dopo questo momento di spontaneitÓ reciproca, ritornammo ai nostri ruoli predefiniti , io continuai a recitare la mia parte , risposi un po' mentendo e un po' dicendo la veritÓ.Avrei voluto, di nuovo ,mandare la psicologa del lavoro a farsi fottere , ma poi pensai al mio futuro , sapevo che non mi avrebbero preso ma non si sa mai.

Mi venne spontaneo chiederle - Scusi , ma cosa ho studiato a fare io per cinque anni?Se poi mi ritrovo qui a fare dei test e nessuno decide di sondare le mie capacitÓ tecniche?-

- Noi sappiamo che lei , come del resto tutti i suoi colleghi , una volta uscito dall' UniversitÓ non sa niente , e noi abbiamo la presunzione di formarla attraverso il nostro centro di formazione professionale"- mi rispose la selezionatrice.

Da questa risposta capii che avrei fatto meglio ad andare a lavorare dopo la maturitÓ , piuttosto che fare l' universitÓ , oggi avrei un conto tutto mio in banca , un' esperienza quinquennale , una macchina come si deve e forse anche una donna magari da sposare.

E invece eccomi qua con la sindrome di Peter Pan , giovane invecchiato , con una mentalitÓ da diciottenne a venticinque anni , incapace di badare a sÚ stesso, con la mammina pronta a venirmi in soccorso ad ogni occasione , un pezzo di carta in mano buono per pulirmi il buco del culo e un titolo che ti da la soddisfazione (sic!) di essere chiamato dottore.

Alle quattro finisce la mia selezione , saluto selezionatori e candidati e me ne vado di corsa alla stazione nella speranza di prendere il treno delle cinque meno un quarto.

Mi hanno detto che mi daranno la risposta entro un mese ,tempo che , naturalmente , si dilaterÓ a tre mesi come minimo , tanto a loro che cazzo gliene frega se te sei senza lavoro per loro la risorsa umana non Ŕ niente altro che un fattore della produzione , il fatto che abbia un cuore e che provi dei sentimenti non serve certo a farlo considerare diversamente da un bene strumentale.

C' Ŕ un problema di esubero del personale, bŔ razionalizziamo , cioŔ mandiamo a casa coloro che non ci servono , e se tra di loro c'Ŕ chi mantiene delle famiglie con dei figli? Chi se ne frega l' importante Ŕ che riduciamo i costi dobbiamo essere efficienti.

Ho l' impressione che finchŔ mi valuteranno con quei cazzo di test io un lavoro non lo trover˛ mai , e poi non so se un lavoro in banca mi piacerebbe , anzi al solo pensiero mi vengono i brividi, per˛ se me lo offrono , cazzo , non posso mica permettermi di rifiutarlo.Mia madre mi strangolerebbe sul pianerottolo dopo avermi buttato fuori di casa a calci nel culo.

Vorrei tanto trovare un lavoro, per˛ anche da disoccupato mantenuto non si sta poi tanto male , leggo , scrivo, bevo , fumo , mangio prendo il sole vado al mare e ascolto la musica , tanta , tanta musica.

Per˛ nel mio ozio dorato a me principe del nulla manca sempre una principessa.

 

Capitolo XIII" Esempio di autodistruzione"

 

-Luce-

"Rievocarmi

non basterÓ.

Non potrete mai fermarmi.

Non provateci neppure.

Sconfigger˛ il buio.

Mi illuder˛ di avercela fatta.

Lotter˛ come un guerriero

e sputer˛ veleno.

Ma poi vedendomi riflesso nel fango

capir˛ che io sono e sar˛ sempre

lontano dalla luce."

 

-Vuoi un caffŔ? - mi domand˛ la madre di Tommy, mentre stava uscendo dalla stanza del suo "bambino" con in mano la biancheria sporca del figlio ,raccolta qua e la per la camera .

Ringraziai cortesemente la signora e rifiutai la bevanda che mi era appena stata offerta.

Del resto la presenza della donna in camera risultava essere inopportuna e

profondamente imbarazzante , visto che Tommy aveva pensato bene di azzicarsi un mega-castello di buon cioccolato , ed io non vedevo l' ora che lei se ne andasse e non avevo alcuna intenzione di darle un valido motivo per ritornare.

Mi avevano detto che Tommy era completamente impazzito , ma sinceramente non credevo di trovarlo in quelle condizioni.

Erano ormai cinque anni che non mettevo piede in casa sua , praticamente dal periodo dell' ultima esperienza psichedelica vissuta assieme.

In tutti questi anni ci eravamo visti si e no una decina di volte e quindi non ci frequentavamo pi˙ ormai da un pezzo.

Tommy nel frattempo aveva continuato a "calarsi" : dapprima "trip" e poi era stato contagiato dalla moda dell' "ectasy", si pu˛ dire quindi che si era adeguato ai tempi in fatto di droghe sintetiche.Si era calato "pastiglie", pare, in quantitÓ smodata,e andava a ballare in quelle discoteche di tendenza della toscana o della costiera romagnola.

In giro si diceva, pure, che si fosse fatto fare il culo da un tipo di Firenze , uno di colore, io in realtÓ non sapevo se credere a sta storia , ma conoscendo il tipo la cosa non mi pareva impossibile.Da un anno a questa parte aveva smesso di calarsi con regolaritÓ , non frequentava pi˙ assiduamente le discoteche di tendenza , si calava qualche pastiglia ogni tanto , ma , oramai, non poteva pi˙ tornare indietro e forse non lo avrebbe nemmeno voluto , in fondo fino ad allora aveva vissuto come cazzo gli era garbato,e non credo rimpiangesse troppo i neuroni che aveva buttato nel cesso.Sicuramente, per˛, adesso soffriva , glielo si leggeva in quei grandi occhi castani , tristi, troppo spesso persi nel vuoto o intenti a fissare chissÓ che cosa nel pavimento.

Quella sera decisi di andarlo a trovare un po' per amicizia e molto per curiositÓ, volevo vedere come avrei potuto ridurmi se avessi continuato nella mia "sperimentazione" chimica.

La stanza di Tommy era piccola e stretta: un letto incassato nell' armadio a muro , una lampada allogena nera e grande ad illuminare la stanza , una scrivania composta da un vano reclinabile che all' occorrenza pu˛ chiudersi per creare spazio , un televisore , uno stereo , un mixer e mezzetto di hascisc.

Un tempo il "fumo" lo smazzava , faceva cose incredibili pur di tirare il culo alla gente : lo scaldava con l' asciuga capelli per ammorbidirlo e poi lo stirava con il ferro per ridurlo in sottili listelle, proprio come sono soliti fare i marocchini dei vicoli nel centro storico.Mi ricordo che negli ultimi tempi che frequentavo la compagnia il culo aveva tentato pi˙ volte di tirarlo anche a noi , che eravamo i suoi migliori amici.Quel comportamento mi aveva disgustato , ma oggi a guardarlo in faccia capisco che forse tuttoci˛ era giÓ ascrivibile alla degenerazione cerebrale dovuta all' eccesso di assunzione di sostanze chimiche.

Oggi tutto l' hascisc che aveva era per uso personale, non lo vendeva pi˙ , non sarebbe stato pi˙ in grado di gestire il sistema dello spaccio , con le dosi, i soldi e le dilazioni di pagamento.

La vita sociale di Tommy praticamente non esisteva pi˙ , gli amici veri , quelli di un tempo , lo avevano abbandonato , anche e soprattutto per le sue infamate , gli pseudoamici a loro volta se ne erano andati da un pezzo dopo avergli "fatto" dei soldi.

Quel cretino Ŕ sempre stato affascinato da quei semidelinquenti da gradinata , si mischiava con loro , senza essere come loro , perchŔ cosÝ ci devi nascere, in realtÓ non riusciva a capire che quegli aguzzini se lo portavano dietro solo perchŔ sganciava i quattrini. Una volta uno di questi ceffi gli doveva vendere un chilo e mezzo di "cioccolato" pi˙ una ventina di pastiglie , era un delinquente orfano cresciuto tra istituti, riformatori e carcere . Il bastardo gli aveva dato appuntamento sotto un palazzo del centro , vicino allo stadio, lui aveva aspettato due ore inutilmente il fumo , nel frattempo il tipo se l' era svignata con i suoi sei milioni dalla porta che dava sul retro del palazzo.Il figlio di puttana aveva giocato lo stesso tiro a diversi allocchi come Tommy e poi se l' era svignata con un'altra zoccola della sua stessa razza in Francia con un discreto gruzzolo di quattrini.Un'altra volta Fabrizio mi aveva raccontato di avergli venduto cinquanta pastiglie per il fegato spacciandogliele per "ectasy", e forse aveva fatto inconsapevolmente un'opera di bene. Quando me le raccontavano queste cose un po' mi dispiaceva ma del resto Tommy veniva ripagato con la sua stessa moneta e cioŔ l' infamia.

Al lavoro non ci andava pi˙ da anni , il padre, infatti, titolare di uno studio contabile , lo allontan˛ quando si rese conto che si era ridotto ormai ad un demente, e non avrebbe pi˙ potuto essergli utile in alcun modo, ma, anzi, avrebbe potuto procurargli dei guai con i clienti.Tommy dal canto suo non l'aveva mai amata la prospettiva di diventare ragioniere, lui era nato per essere un'artista , al di fuori dei ruoli e degli schemi , forse non ne aveva la stoffa , ma ci provava: con la pittura , con la scrittura e con la musica. Solo quando faceva queste cose era felice con sÚ stesso e gli si cancellava dal volto quella perenne espressione malinconica.Quando andava in ufficio , inguainato in quell'odiato vestito elegante , lo si vedeva che non era a suo agio , si sentiva frustrato a dovere svuotare i cestini dell' immondizia e a tirare su le tapparelle.

Ora si era ritrovato , emarginato dal resto del mondo , chiuso nella sua fumosa e maledetta prigione domestica. Solo una donna , probabilmente , avrebbe costituito una valida ragione per uscire da quella galera isolazionista , oltre, naturalmente, alla necessitÓ di andare dal puscher a procurarsi "fumo" e psicofarmaci.

Le donne , la cura per ogni tipo di male dell' anima , ma anche l' origine di tutti i mali, al tempo stesso malattia e medicina.

Ed era stata proprio una ragazza , l' inconsapevole responsabile delle angosce del mio vecchio amico.

Una ragazza amata in silenzio , nell' imbarazzo della compagnia , di quelle che ci perdi dietro il cuore , ma alle quali non hai il coraggio di dichiararti.

Quelle situazioni in cui dopo un p˛ sei contento solo a vederla , sai che non avrai mai alcuna speranza ma al tempo stesso ti illudi di averla.

E vai avanti sull' onda delle emozioni che la tua amata, inconsapevolmente ,ti regala.

Poi arriva il giorno in cui un maledetto figlio di puttana se la porta via , e tu sai che prima o poi ci˛ sarebbe accaduto per˛ ti senti ugualmente preso per il culo.

Ecco! in questo momento se hai la droga a portata di mano la prendi , perchŔ ti senti perso,disperato e inutile.

E non mi vengano a dire gli altri: - E' un debole , Ŕ scemo , Ŕ per questo che si Ŕ bruciato il cervello! - cazzate!

Tommy si Ŕ distrutto per amore , e il brutto Ŕ che la persona per cui si Ŕ sciolto il cervello non lo sa , e quindi non pu˛ essere neanche turbata dal rimorso.

Il rumore della pioggia si fa sentire in maniera sempre pi˙ insistente sui vetri della finestra della camera invasa dal fumo di hascisc e dalla musica.

Tommy mi passa il castello, poi alza a palla quel maledetto stereo , mi vuol far sentire una delle cassette tecno che ha fatto assieme ad un suo amico dj di Siena , probabilmente un altro pazzo impasticcato fino agli occhi.

Sono le undici di sera , ma lui se ne fotte del vicinato e tiene quella musica per cinque insopportabili minuti.

Sulla scrivania un libro di racconti di Lovercraft Ŕ l' unica testimonianza della sua perduta vivacitÓ culturale . Un tempo leggeva moltissimo , ora le sue battute mancavano di quel sarcasmo intriso di letteratura che le rendeva irresistibili.

Tra le persone che ho conosciuto era sicuramente la persona dal punto di vista intellettuale, pi˙ viva , e oggi davanti a me avevo una giovane larva invecchiata , una vile caricatura della giovent˙ bruciata.

Capelli rasati a zero , barba folta che gli conferiva un' aria sinistra da terrorista mediorientale , maglietta nera con celtica bianca del Fronte della Giovent˙, boots neri anche in casa e pantaloni fluorescenti arancioni da operaio dell' Anas.

I suoi occhi non brillavano ed erano velati da un' ombra di perenne angoscia , la sua bocca molto spesso aperta gli faceva assumere a tratti un'espressione da indigente mentale.

Altro che quegli spot inutili delle campagne governative antidroga, con slogan del tipo "Fatti furbo non farti male", con uno scemo che canta sull'aria di "non mi annoio" di Jovanotti, "E no che non mi calo! , no che non mi calo!", che solo a sentirlo ti fa venire voglia di calarti tutto ci˛ che hai sottomano nell'armadietto delle medicine.

La faccia del mio amico sparata in video per trenta secondi , si' che sarebbe efficace , magari con la scritta in sovrimpressione: " Ti vuoi calare! se vuoi fallo! ma ricordati che ti ridurrai cosÝ!".

-Che fai di bello quest'estate?- feci io scoreggiando una domanda a caso per potere evincere dalla risposta le sue reali condizioni psichiche.

-Sono andato a Ibiza- mi rispose, dimostrando di non avere capito la domanda.

-Io, Jimmy e il Porco , sapessi che ridere- continu˛ nel suo racconto , peraltro non richiesto.

Lo feci continuare , non gli ripetei la domanda , del resto l' importante era farlo parlare, notare la sua gestualitÓ , la sua mimica facciale e le sue reazioni emotive.

Quando vai a trovare un amico dopo tanto tempo non sai mai di che cosa parlare , se parli del passato rischi di essere patetico , del resto del presente non puoi parlare perchŔ non frequentandolo non ci sono pi˙ argomenti comuni, e quindi finisci per fare quella solita domanda del cazzo sul futuro, cioŔ sul nulla visto che il futuro non esiste.

Quel maledetto me lo aveva detto cinque anni prima che avrebbe seguito il percorso nichilista dell' autodistruzione , e non vi era alcun dubbio: si era veramente distrutto.

Non riusciva ad articolare bene le parole , perdeva spesso le fila del discorso , ogni tanto si interrompeva e guardava nel vuoto , mi offriva ogni cinque minuti delle caramelle , accendeva e spegneva la televisione torturando quel fottuto telecomando , si alzava e si risedeva e poi sudava , di quel sudore gelido spia organica dell' inferno emotivo che gli sconvolgeva l'anima.

Si vedeva che non era pi˙ abituato al contato umano: Madre-psichiatra e pusher erano rimaste ormai le uniche figure umane con cui aveva rapporti.

Cinque anni fa avevo lasciato un amico che aveva provato assieme a me il piacere sublime dell' esperienza estatica e oggi ritrovo un Sid Barret grottesco da interdire.

L' "ectasy" Ŕ la droga degli idioti, lo stupefacente dell' isolamento fine a sÚ stesso , ti cali in discoteca o in un "rave" e balli come uno scemo per ore e ore .

Si' forse fai anche sesso , ma che modo di scopare Ŕ , ti scopi una che hai raccolto su dalla pista cotta come te , lo fai come una bestia, ipereccitato, venendo in un minuto ,Ŕ il trionfo del desiderio quindi del dolore.

L' "ectasy" Ŕ il nemico , cari genitori , Ŕ la responsabile dell' annientamento di un' intera generazione, ormai, priva di ideali senza pi˙ valori, comandata dai media e dalla pubblicitÓ.

E' la droga della finta trasgressione , dell' anticonformismo spinto all' eccesso che implode e ritorna ad essere squallido conformismo.

Una generazione conformata nei suoi comportamenti non da fastidio , perchŔ Ŕ facilmente controllabile dalla societÓ dell' immagine dell'apparire e del non essere.

Il "trip" ,pur esaltando l' individuo, tanto da farlo credere superiore agli altri, ti fa per lo meno riflettere, nel bene e nel male , ti consente di recuperare il rapporto con te stesso e con la natura.L'acido Ŕ un ottimo stimolante che ti apre le porte della percezione , sta a te, poi, cercare all' interno di te stesso le chiavi per riaprirle.

E le chiavi si chiamano: amore , amicizia ,tolleranza , presente ,meditazione ,consapevolezza e ancora amore.

L' abuso delle sostanze lisergiche Ŕ male , brucia i neuroni del cervello e di conseguenza ti impedisce di seguire il percorso che porta all' essenza , perchŔ avrai consacrato la tua anima sull' altare del desiderio.

E' ormai da mezzora passata la mezzanotte , ed Ŕ giunto il momento di prendere congedo dal mio ex-amico.Mi alzo dal letto su cui fino a quel momento sono stato comodamente seduto e mi avvio alla porta della cameretta , preceduto da Tommy , che a sua volta aveva abbandonato la sua sedia alla scrivania e mi faceva strada fino alla porta di casa , lungo il corridoio. Giunto all'altezza della cucina espleto la sgradevole formalitÓ di salutare la madre del mio amico; do un saluto breve e secco , per non farmi impantanare nelle sabbie mobili di un tipico e formale , quanto interminabile discorso che solo le madri sanno fare.

- Ciao vecchio pazzo , ci vediamo oppure ci sentiamo, ok? faccio io salutando Tommy.

- Ma che cazzo dici? Lo sai che non esco pi˙ - mi fa di rimando lui , tirando fuori un po’ di quell' intelligente ironia sarcastica che sembrava essere evaporata tutta assieme ai suoi neuroni.

- VabbŔ ci sentiremo no? - aggiunsi io in modo quasi aggressivo.

Tommy fece segno di si con il capo , e poi dopo avermi salutato chiuse lentamente la porta blindata di casa.Sapevo che non gli avrei telefonato , del resto anche se lo avessi voluto non lo avrei pi˙ potuto aiutare.

Ora dovevo pensare ad aiutare me stesso a trovare le chiavi delle porte della percezione.