La città delle idee

Mi chiamo E.S, ho 20 anni e vivo nel bigotto Nord Est. Mi sono diplomato nel 1999 ed ora frequento l'Università di Padova. Vita e arte sono un tutt'uno in questo racconto...

BRUSCO RISVEGLIO

Non potevo più far finta di niente: era da giorni ormai che cercava in tutti i modi di lanciarmi un segnale ben preciso ed io non gli davo l’opportunità di farlo. Ogni volta che ci incontravamo nei corridoi dell’università sentivo il suo sguardo seguirmi senza posa, i suoi occhi fissi su di me, ma io abbassavo subito il capo, profondamente turbato. Questo modo di comportarsi non era proprio da me, ma nella situazione che stavo vivendo c’era qualcosa che mi suggestionava, che mi toglieva il respiro, che mi sconvolgeva dentro. Era inutile andare avanti in questo modo: sarei stato la causa dell’inquietudine di due persone. Dovevo affrontare la situazione. Perché mai deve per forza essere una cosa sbagliata innamorarsi di una persona del proprio sesso? Quando si instaura un rapporto d'amicizia con qualcuno, e quando si capisce di volergli un mondo di bene, di essere attratto oltre che dall'aspetto fisico anche dal carattere, dalla sua personalità, quando questa persona naviga dagli estremi confini del mondo fino al centro del nostro universo, ecco che si verifica il sorprendente prodigio dell'amore. Decisi di non preoccuparmi per le mie preferenze sessuali, decisi che se gli altri non volevano capire, allora probabilmente non potevano avere molto a che fare con me... Nella vita in fondo, ognuno di noi è speciale nel suo piccolo! Decisi di vivere la mia vita, come se fosse una canzone stupenda da ascoltare e ballare, divertendosi prima che sia troppo tardi, prima che la canzone finisca. La vita non è una gara, non una prigione, vivere le proprie emozioni e permettere loro di rendere la mia vita straordinaria diventò il richiamo che sempre più spesso sentivo nascere dal cuore! Così una mattina mi decisi di chiarire assieme tutto quanto… Eccolo là, seduto su di una panchina lungo il viale alberato che portava alla facoltà, intento a sfogliare un manga: un ciuffo di biondi capelli gli copriva la fronte ed io non riuscivo a scorgere i suoi occhi. Cercando di non dare troppo a vedere la mia esitazione e sforzandomi di apparire sicuro e disinvolto, mi avvicinai…

-"Ciao! Scusami, ma mi è parso di capire che tu voglia qualcosa da me, che tu abbia qualcosa da dirmi…"

Non avrei mai potuto trovare un inizio più ridicolo di questo, neanche sforzandomi!

-"Ciao! Finalmente ti sei degnato di rivolgermi la parola! Pensavo che non volessi assolutamente parlarmi... Mi eviti da quasi una settimana!"- esclamò alzando gli occhi dal fumetto. Rimasi come folgorato: mi stavo perdendo nei suoi occhi verdi… Notò il mio sguardo e sorrise. Pure il mio volto venne istantaneamente illuminato da uno smagliante sorriso...

-"Comunque piacere! Io mi chiamo Matteo!"- disse offrendomi la mano.

Ancora imbambolato, porsi la mano per ricambiare il suo gesto, notando che aveva una stretta molto forte e decisa.

-"Io… io mi chiamo Emanuele. Piacere…"-

-"Ti invito a bere qualcosa... Ti va?"- propose con tono speranzoso.

-"Volentieri!"- aggiunsi, cercando di soffocare la gioia.

Dopo circa cinque minuti di passeggiata tra le viuzze del centro storico di Padova, trascorsi in timoroso silenzio, giungemmo in un locale sotto dei portici.

Entrando fui subito stuzzicato da un fragrante aroma di brioches appena sfornate... Si trattava di un bel café, arredato in stile neoclassico... Proprio uno splendido ambiente! Un posto veramente di classe...

-"Ricky, il solito! Per due!"- disse Matteo sicuro di sé, rivolgendosi ad un giovane cameriere elegantemente agghindato.

Ci accomodammo in un tavolo appartato, in un angolo della sala principale (in quell’istante semideserta), poco discosti dal bancone. Fummo subito serviti: il "solito" consisteva in un croissant alla crema, un cappuccino ed una squisita spremuta di agrumi... Proprio una colazione con i fiocchi! Quel che ci voleva dopo due ore di noiosa lezione... Lui, dopo aver divorato la brioche, iniziò a parlarmi di sé, sorseggiando affabilmente il cappuccino. Io non seguii una parola (o quasi...) di quanto mi disse (mi accorsi solo più tardi che aveva parlato per più di venti minuti senza mai fermarsi!), assorto com’ero a guardare con attenzione il mio nuovo amico... Matteo, ventun anni (solo due più di me!), studente del terzo anno di lettere moderne, occhi verde smeraldo di una tonalità profonda e suggestiva, curatissimi capelli corti biondo-castani, lineamenti del viso proporzionati ed armoniosi, pelle lucente e dall’aspetto molto delicato, una bocca tirabaci, una graziosissima collanina, vagamente caraibica, attorno ad un collo muscoloso ed intensamente abbronzato... Ero ancora immerso in questo mio scrupoloso esame, quando lo vidi alzarsi e fui bruscamente riportato alla realtà: tentai inutilmente di pagargli la colazione, ma non vi fu nulla da fare... Fuori dal locale, dopo averlo ringraziato, stavo quasi per andarmene per i fatti miei (sarei tornato alla biblioteca dell’università per studiare), quando, con mia grande sorpresa, lui mi propose di fare un salto al suo appartamento in centro a Padova: pochi minuti di strada, mi assicurò. Nonostante ne avessi voglia, mi feci un po’ pregare: non mi andava di farmi vedere subito così accondiscendente...

Durante il tragitto mi parlò della sua famiglia: figlio unico, i suoi genitori erano separati da tre anni. Suo padre era un maggiore dell’esercito, sempre fuori casa per lavoro, sua madre era una nota arredatrice che viveva e lavorava a Venezia. Dopo un breve viaggio in ascensore, entrando nell’appartamento di Matteo, non potei fare a meno di notare l’evidente tocco della madre nell’arredamento dell’abitazione: tutto, dalla disposizione dei soprammobili all’orientamento delle luci, trasudava eleganza e raffinatezza... Ci accomodammo in un salottino splendidamente arredato, sorseggiando un martini e discorrendo del più e del meno, con lo sguardo rivolto verso lo splendido panorama che si intravedeva attraverso la vetrata panoramica che si apriva di fronte a noi. Mi disse che voleva diventare mio "amico": gli sembravo una persona veramente speciale, si giustificò quando gli lanciai un’occhiata maliziosa... Trascorsi in sua compagnia una piacevolissima mezz’ora, dopo di che tolsi gentilmente il disturbo: lo salutai cortesemente, ma prima che mi richiudessi la porta alle spalle mi sentii chiamare.

Mi voltai e lo vidi sull’uscio che mi porgeva un cartoncino. Per un istante le nostre mani si sfiorarono, ed un brivido mi percorse la schiena.

-"Il mio indirizzo"- mi disse dopo un attimo di esitazione. -"Sul retro trovi il mio numero di cellulare: chiamami quando vuoi, a qualsiasi ora!"

Lo ringraziai ed uscii. Mi precipitai giù per le scale e me ne andai verso la facoltà: avevo lezione l’ora successiva. Logicamente non recepii una parola della spiegazione del docente: ripensai per tutto il tempo a quello che mi era successo. Che storia!

 

*************

 

Erano passati poco meno di quindici giorni da quando io e Matteo ci eravamo conosciuti ed ora ci salutavamo regolarmente ogni qualvolta ci vedevamo: avevo scoperto di frequentare alcuni corsi che frequentava pure lui. Io da allora non lo avevo più contattato, nonostante serbassi gelosamente il suo biglietto da visita: mi andava di farlo stare sulle spine per un po’... Volevo capire cosa volesse veramente dal sottoscritto. Nonostante tutto, compresi che ci teneva veramente a me, non so per quale motivo: per carità, tutti mi dicevano che ero un ragazzo molto simpatico, divertente ed per qualcuno persino carino, eppure io non mi reputavo affatto tale. Ma lui cercava qualcos’altro: chiunque si sarebbe stufato del mio atteggiamento, così prezioso e poco disponibile... Matteo no.

Un giorno, durante una noiosissima lezione di paleografia bizantina, mi vidi recapitare un suo bigliettino: poco male, mi sarei un po’ svagato...

 

Ripiegai il messaggio con cura e me lo misi nella tasca dei pantaloni: la proposta mi allettava assai! Magari poteva scapparci qualcosa di piacevole, molto piacevole... Alzai lo sguardo, cercando di attirare la sua attenzione: Matteo (chissà da quanto tempo!) mi stava fissando intensamente... Gli feci un gesto d’intesa e strizzai l’occhiolino: il professore però non era molto d’accordo su tutti questi scambi di consensi e borbottò meccanicamente qualcosa di incomprensibile (un accidente? un rimprovero?) rivolto verso di noi. Dopo venti minuti (i venti minuti più lunghi della mia vita...) eravamo, io e Matteo, sul pianerottolo del suo appartamento: non vedevo l’ora di entrare!

-"Accomodati pure! Bevi qualcosa?"- mi propose una volta in casa.

-"Un martini, un gin-tonic, una soda? O preferisci piuttosto che ti faccia vedere la mia modesta abitazione?"- mi disse con un fare ammiccante.

Ancora prima che Matteo concludesse la frase, io ero già in piedi, pronto a visitare il suo appartamento: la sorte volle che la prima stanza a cui mi fece dare un’occhiata fosse la sua camera da letto... Eravamo appena entrati ed io già non ce la facevo più: mi girai su me stesso, lo abbracciai e lo baciai, dolcemente...

Le mie labbra si posarono sulle sue, le sfiorarono appena, gli diedero un assaggio della loro mitezza devastante.

Evidentemente non se l’aspettava, l’avevo colto alla sprovvista, perchè il suo corpo s’irrigidì e nelle sue labbra sentii la sorpresa: io, cingendogli i fianchi, lo trascinai delicatamente verso il letto, e lui, senza opporre alcuna resistenza e rilassandosi completamente, si sdraiò al mio fianco, abbracciandomi a sua volta. Mi sfilò la t-shirt ed io feci altrettanto: iniziai a baciarlo ardentemente sul torace, massaggiandogli contemporaneamente gli addominali. Matteo, cingendomi le spalle con le mani, si lasciò sfuggire un flebile gemito di piacere quando gli feci un succhiotto sul suo splendido collo: mi divertii un mondo a farlo venire così, con i jeans ancora addosso, senza aver fatto veramente sesso con lui... Non doveva avere avuto molte altre esperienze prima! Il mio corpo era così vicino al suo che potevo sentire quanto la sua pelle fosse morbida e delicata. Eravamo vicinissimi. Il calore del suo corpo era così protettivo che mi dava un senso di tranquillità, d'amore. Non riuscivo ancora a staccare i miei occhi dal suo viso, dal petto, dall'inguine, dalle gambe. Lo presi tra le mie braccia e lo strinsi forte al me. Eravamo così felici che potevamo sentire la gioia che cavalcava sui nostri corpi! Quando me ne andai da casa sua, lui era ancora sdraiato sul letto, in catalessi completa…

Quella sera, fresco di doccia, prima di addormentarmi ripensai a tutto quanto era successo nelle ultime tre settimane: ripensai al torace abbronzato e muscoloso di Matteo, ripensai al suo bel culetto sodo sotto i jeans, ripensai a come lo avevo baciato, ardentemente... Per l’amor di Dio! Stavo sognando ad occhi aperti... Brutto segno! L’indomani mattina avevo una giornata di fuoco all’università, sarebbe stato molto meglio dormire... E chissà che i sogni d’oro non giungessero inaspettati!

La mattina seguente andando a lezione incontrai Matteo di sfuggita nel corridoio: lui mi fece un ebete sorriso a trentadue denti ed io gli lanciai uno sciocco bacio... Non era da me lasciarmi andare a simili sdolcinatezze, ma tant’è!

Per tre giorni la situazione si ripeté puntuale ogni mattina: eravamo quasi a giugno e la sessione estiva degli esami si avvicinava a grandi passi. Avevamo entrambi troppi impegni per poterci concedere una qualche distrazione: ma qualcosa in me (non so se successe anche a lui...) stava cambiando, qualcosa di nuovo stava nascendo. Avevo un bisogno disperato di lui!

Durante la solita lezione di paleografia bizantina mi sedetti vicino a lui, senza la benché minima intenzione di seguire la spiegazione, e gli scrissi un biglietto.

 

Memore della volta precedente, Matteo, senza farsi notare dal professore, mi fece intendere che sarebbe stato felicissimo di ospitarmi nel suo appartamento: dopotutto se veramente volevamo bere qualcosa di fresco, il mobile-bar di casa sua era rifornito come e più di un qualsiasi locale...

Durante il tragitto fino a casa, Matteo mi confessò che quanto era successo tra noi gli era piaciuto moltissimo, e mi disse che per lui era stata la prima volta: a quelle parole non riuscii a reprimere un’ondata di affetto e fui tentato di baciarlo lì, per strada. Giunti in casa, stavolta saltammo a pie’ pari i preliminari: appena entrati in camera ci gettammo quasi di corsa sul soffice letto matrimoniale (un caso?) di Matteo. Le nostre mani si intrecciarono in una calda stretta e, lasciandomi trasportare dalla sensazione di benessere che si era impossessata di me, appoggiai la mia testa contro la sua ascoltando il suo lieve respiro.

Era da un sacco di tempo che non mi sentivo così desideroso di fare l’amore con qualcuno e pure lui doveva averci preso gusto: la prima volta era stata la voglia di farlo con una persona nuova, ma ora era diverso…...

-"Ti amo alla follia..."- mi sentii sussurrare all’orecchio. C’era da credergli?

O stava piuttosto scambiando il sesso con l’amore? E se la sua fosse stata solo un’infatuazione passeggera? Il gusto per la novità? Ma poteva funzionare? Suvvia... Dopo tutto si meritava una chance da parte mia: a volte ero così sospettoso e diffidente da farmi schifo! Mi lasciai andare ad un tenero abbraccio e gli mordicchiai il lobo dell’orecchio. Non dimenticherò mai la tempesta di emozioni che mi invase e mi sconvolse in quei magici momenti: la sua pelle, calda e liscia, a contatto con la mia, le sue mani che mi carezzavano delicatamente i capelli, la sua testa poggiata sul mio torace...

Era la prima volta che provavo dei sentimenti così intensi, e me ne meravigliai.

 

Strinsi forte il suo corpo, lo rassicurai, gli sospirai dolcemente nell'orecchio "TI AMO". Quelle parole risuonarono nella stanza ampia ed elegante, rimbalzarono sulle pareti e ritornarono al centro del suo e del mio cuore. Il mio sguardo incrociò per un istante il suo, e poi i nostri volti si avvicinarono, lentamente, sempre più vicini. Quel bacio divenne l'espressione del nostro amore, il silenzio dell'anima, il sospiro del cuore. Ci baciammo a lungo. Intanto ci eravamo distesi sul divano. La mia lingua incontrava la sua, sentivo il sapore della saliva e provavo il piacere di quel bacio intenso, appassionato. Con una mano gli accarezzavo i capelli, morbidi, profumati e poi gli passavo la stessa mano sul viso fragile e ancora corrotto dalle lacrime, gli asciugai gli occhi. Non so per quanto tempo ci baciammo. Pian piano gli tolsi la maglietta tenuta larga sui pantaloni jeans chiari. Il suo petto era morbido, caldo. La mia mano lo accarezzava, lo desiderava. Matteo mi tolse la maglietta e così ci ritrovammo ancora più vicini, i nostri corpi si stavano toccando, si riconoscevano e si amavano. Era piacevole ed eccitante sentire il suo calore! Poi con la mano allentai la cintura che reggeva i pantaloni, li sbottonai e tirai giù la cerniera, infilai la mano fino ad arrivare a sfiorare i suoi boxer…

Quaranta minuti più tardi eravamo sdraiati sul campo di battaglia, stanchi ma estremamente contenti (c’era da giurarci!), guardandoci negli occhi e tenendoci per mano: visto il gran caldo, ci facemmo una doccia veloce... Finché Matteo si lavava ed io mi rivestivo, notai che io e lui, fisicamente, eravamo molto simili: entrambi molto alti e slanciati (mi batteva per pochi centimetri in altezza...), fisico atletico (lui però era più definito: il nuoto, mi disse, fa miracoli!), e portamento elegante (non vorrei sembrare troppo presuntuoso, ma è realmente così!).

Una sola cosa ci distingueva: lui era molto abbronzato, mentre io, beh... Lasciamo perdere! Avendo i capelli ramati, la mia pelle era molto sensibile. Io non mi sarei mai abbronzato veramente, al massimo mi sarei "cucinato" al sole sino ad assumere il colorito di un’aragosta!

Me ne andai dal suo appartamento mentre si stava ancora vestendo: aveva lezione l’ora successiva. Io fortunatamente avevo lezione solo il tardo pomeriggio, così avrei potuto rilassarmi per un paio d’ore e riordinare le idee: ne avevo proprio bisogno!

 

*************

 

Oramai giugno volgeva al termine ed io avevo una splendida notizia da dare a Matteo: i miei il quattro luglio sarebbero partiti per una crociera nel Mediterraneo e se ne sarebbero stati lontani da casa per una settimana... Lui ne fu subito entusiasta: avevamo casa mia a nostra completa disposizione, giorno e notte... Certo, c’era il problema di mia sorella, ma oramai aveva quindici anni e le sue amiche avrebbero fatto a gara per ospitarla qualche giorno!

Non stavo più nella pelle, ero eccitatissimo e quando finalmente giunse la mattina dell’agognata partenza dei miei, tirai un gran sospiro di sollievo: non sarei resistito un giorno di più a quella terribile tensione... Mia sorella Silvia era sistemata (sarebbe stata per quattro giorni a casa di un’amica, con l’approvazione dei miei per giunta!) e di lì a poco (all’insaputa dei miei, stavolta...) sarebbe giunto Matteo da Padova.

Gli avevo spiegato (o per lo meno c’avevo provato...) con dovizia di particolari dove abitavo: dopo tutto non era semplicissimo arrivare da me, per il fatto che abitavo in una ridente cittadina del basso vicentino, ma non di certo in una grande città...

 

Mi sembrava di vivere in un sogno!

Era quasi mezzodì quando sentii suonare il campanello e mi precipitai immediatamente alla porta per aprire: era proprio la persona che aspettavo, niente amare sorprese per una volta...

-"Hai avuto difficoltà ad arrivare sin qui?"- domandai.

-"Non immagini neanche quante... Comunque l’importante è che ora io sia accanto a te: di tutto il resto non m’interessa!"- disse dopo avermi dato un bacio.

-"Cosa stavi facendo di bello?"- aggiunse.

-"Vista l’ora, ho pensato che quando saresti arrivato, avresti gradito qualcosa da mettere sotto i denti..."

-"Ottima idea! E cosa hai preparato di buono?"

-"Beh... A dire la verità io non ho preparato nulla! Ma in compenso mia madre ha pensato per noi... Ha preparato così tante cose da sfamare un reggimento intero!"

-"Bene! E cosa prevede il menù di oggi?"

-"Sorpresa!"- esclamai con tono allegro.

-"Adoro le sorprese!"- disse lui.

Dopo un pranzo frugale a base di insalata di pasta, pomodori con mozzarella e macedonia di frutta con gelato, decidemmo di comune accordo di andare a farci un giro in mountain-bike: una breve siesta durante le ore più calde del pomeriggio e poi, alle cinque in punto, via!

Inforcammo i nostri bolidi e ci dirigemmo fuori dal centro abitato, verso la natura incontaminata (oddio, neanche tanto...): conoscevo dei bellissimi posti da visitare a cavallo di una bicicletta. Tutto merito di mio padre e della sua innata passione per il ciclismo!

 

Alle sette e cinque eravamo di ritorno, tutti sudati ed impolverati: dopo uno spuntino a base di frutta, ci facemmo entrambi una bella doccia rinfrescante e ce ne andammo a mangiare un boccone in un pizzeria vicino a casa. Ma la testa di entrambi era già proiettata a più tardi: avevamo concordato di passare la serata standocene comodamente accoccolati sul divano a guardare la TV. Quella sera per televisione diedero un bel film d’azione di quelli che piacevano a me: io comodamente seduto sul tappeto, alla base del divano e Matteo sdraiato alle mie spalle che mi faceva un delizioso massaggio alle spalle, per poi passare alla schiena...

Che meraviglia!

Per una volta niente sesso: non perchè non ne avessimo voglia, ma ci era parso migliore trascorrere il tempo prima di addormentarci sdraiati l’uno di fianco all’altro sul letto (matrimoniale pure il mio...) a guardare le stelle fuori dalla finestra, mentre un fresca brezza ci accarezzava delicatamente la pelle nuda...Per un breve istante, rimasi abbagliato dalle sensazioni che stavo provando, fui catapultato all'improvviso in una dimensione fantastica, surreale. Tutto attorno non c'era nient'altro che un giardino fiorito...alberi dalla chioma spumeggiante ricreavano zone d'ombra dove era possibile ristorarsi dalla calura estiva... un rivo d'acqua scorreva scendendo indeciso da una collinetta verdeggiante... il cielo era quello del tramonto e nuvole policrome sfumano la volta celeste. Sentivo una musica, una melodia arcana e misteriosa che mi aveva coinvolto, mi aveva preso e fatto innamorare.

Mi destai da quel sogno ad occhi aperti all'improvviso e vidi gli occhi di Matteo così vicini ai miei, così grandi e dolci... Non riuscii a resistere alla tentazione di abbracciarlo: il regolare battito del suo cuore mi fece assopire lentamente, mentre fuori dalla finestra le stelle splendevano sempre più intensamente.

L’indomani mattina ci svegliammo alle nove e ci recammo in pasticceria per fare colazione: una nutriente spremuta d’arancia per iniziare, una krapfen alla crema ed un buon caffè freddo... Trascorremmo il resto della mattinata gironzolando per i banchi del mercato cittadino che si teneva ogni settimana lungo le viuzze del centro: attratti dai profumi di un banco gastronomico decidemmo di comperare un pollo allo spiedo, che di lì a poche ore sarebbe divenuto il nostro pranzo, con contorno di patate al forno e verdure alla griglia... Che scorpacciata, ragazzi!

Il pomeriggio avevo delle commissioni da sbrigare e così fui costretto a lasciare da solo Matteo: mi disse di non preoccuparmi, finché io rimanevo via da casa lui avrebbe studiato per un esame. Prima di uscire però, per farmi perdonare, gli diedi un lungo bacio appassionato...

Tornai a casa tre ore dopo, con un’idea in testa: perchè non passare la serata in discoteca, giusto per rompere la routine quotidiana? Matteo non era molto propenso a tutto questo, e dovetti faticare non poco per convincerlo: non se ne sarebbe pentito, gli promisi!

Così verso le dieci iniziammo a prepararci e a farci belli: ora non rimaneva che un solo problema... Dove andare? Scartammo a priori le discoteche per soli uomini (eravamo entrambi d’accordo nell’affermare che frequentare locali esclusivamente gay equivaleva quasi ad auto-ghettizzarsi...): alla fine optammo per una discoteca multisala poco distante, in modo da non doverci sorbire per tutto il tempo esclusivamente musica techno martellante a tutto volume...

Alle undici e dieci eravamo sul piazzale antistante l’entrata principale, pronti a scatenarci in pista: quella sera provocammo (volontariamente...) un vero e proprio putiferio tra i "benpensanti" frequentatori del locale e ci attirammo non poche occhiatacce di stupore, di dissenso, a volte addirittura di disprezzo... D’altra parte per loro non era facile accettare il fatto che due bei ragazzi ( sì, perchè tra quasi tutti gli etero vige l’equazione frocio = sfigato con le ragazze = bruttone...) si scambiassero effusioni in pubblico senza provare minimamente vergogna!

Circa due ore più tardi Matteo ed io andammo alla ricerca di una di quelle sale, letteralmente tappezzate di sofficissimi divanetti con in sottofondo rilassantissima musica new age: poco dopo trovammo una saletta quasi deserta, ci sdraiammo comodamente sua di un soffice poltrona e, incuranti degli altri, iniziammo a baciarci, lasciandoci trasportare dalle dolcissime note di un’arpa celtica...

Alle due e trentacinque eravamo sulla sua macchina, davanti al cancello della mia abitazione.

-"Ti va di salire? Non c’è nessuno in casa, sono solo..."- proposi scherzosamente, fingendo di non conoscerlo affatto.

-"Cos’è, mi stai per caso facendo delle avance?"- rispose lui, stando al gioco e sorridendomi sornione.

-"Ma certo, non l’hai ancora capito?"- affermai con un largo sorriso.

-"Ho voglia di fare l’amore con te."- mi disse lui. Molto seriamente stavolta.

-"Anch’io ne ho voglia... Ma non ora, non adesso, non stanotte." Lo baciai sulla guancia e gli carezzai i capelli, dopo di che scesi dall’auto.

Ce ne andammo a letto senza dire una parola, senza scambiarci uno sguardo: prima di addormentarmi, venti minuti più tardi, poggiai la testa sulla sua spalla e con un po’ di sorpresa lo sentii rilassarsi completamente, sentii la sua mano calda stringere la mia, il suo corpo farsi più vicino... Mi diede un bacio sulla fronte e si addormentò come un bambino. Che ragazzo d’oro! Non se l’era presa affatto per il rifiuto di poco prima... Pochi avrebbero reagito così! Ora ne ero completamente sicuro: Matteo amava me, ed io amavo lui... Sì, lo amavo proprio alla follia!

Quella mattina fui svegliato alle dieci dal trillo del campanello: era il postino con un telegramma dei miei da Atene. Matteo dormiva ancora: indossai un t-shirt, mi misi le ciabatte e corsi fuori (in boxer!) a ritirare la posta. I miei stavano bene e senza noi due (io e mia sorella...) sempre tra i piedi si stavano rilassando parecchio, divertendosi pure un mondo! Mi facevano le loro solite raccomandazioni...

Baci ed abbracci.

Quando ritornai in camera mi accorsi che lui si era svegliato: mi buttai (letteralmente!) sotto le coperte e mi misi a fargli il solletico...

Iniziammo una furiosa battaglia finché lui non fu costretto ad alzare bandiera bianca: mi misi a cavalcioni della sua vita e ricoprii il suo petto di baci. Lui mi tolse la t-shirt, mentre io avevo cominciato a sfilargli gli slip: potevo sentire il suo pene eretto contro di me. Ci stavamo ancora baciando, accarezzando, amando. Matteo mi toccava dolcemente i capezzoli, ogni tanto con la lingua mi dava quel piacere intenso che mi faceva gemere, sospirare, impazzire. Mi baciava sul collo e poi scendeva fino a raggiungere il petto, l’addome.

Mi tolse i boxer, si avvicinò con la sua bocca al mio pene e lo prese tutto in bocca. La sua lingua mi sfiorava, intanto con una mano mi accarezzava il sedere. Il piacere era enorme. Quando gli dissi che ero sul punto di venire allora si allontanò e tornò a baciarmi: intuii che aveva in mente di andare più in là dell'ultima volta. E allora senza neanche il bisogno di parlare, mi fece entrare… Il movimento ritmico, il piacere e l'atmosfera mi fecero esplodere all'interno di Matteo, e nello stesso momento in cui io venni, lui gemette per la sensazione straordinaria di sentirmi dentro di sé. Rimanemmo per il resto della mattinata sdraiati assieme sul letto, nudi, esausti, felici. Abbracciati ci addormentammo.

Ci risvegliammo subito dopo mezzogiorno e fummo colti da un raptus di fame improvvisa: evidentemente fare attività fisica prima dei pasti stimola l’appetito! Decidemmo di fare un pranzo leggero per poter poi trascorrere tutto il pomeriggio in piscina: tra bagni di sole, tuffi acrobatici e partite a beach-volley il tempo trascorse come un lampo. Ce ne tornammo a casa verso le sette di sera, tutti accaldati ed arrossati (solamente io... Nonostante i filtri solari mostruosamente alti, stile tropici!), ma estremamente contenti per come era andata la nostra prima esperienza di vita assieme... Quella era l’ultima notte che io e Matteo potevamo trascorrere da soli: l’indomani sarebbe arrivata (o meglio, sarebbe ritornata...) la mia dolce sorellina (quella guastafeste!): dovevamo approfittarne!

Dopo avere portato a termine tutte le formalità di rito (oramai anche mangiare era divenuto una formalità per noi due... Praticamente vivevamo d’amore!) ci rintanammo in camera da letto (erano appena le nove di sera...) ed iniziammo a fare sesso in maniera selvaggia: il nostro sembrò più un incontro di pugilato che altro!

Alla fine del terzo round (dieci e un quarto...) fummo interrotti da uno squillo.

-"Mamma! Che sorpresa! Chiami da Barcellona! Ho capito... Siete appena sbarcati! Cosa stavo facendo? Ehmm... Niente di speciale: stavo guardando la TV. Silvia? Sta benone! Torna domani pomeriggio. Papà vuole parlarmi? Meglio di no! Chissà quanto state spendendo! Poco? Ho capito. OK, passamelo… Ciao! Sì, tutto bene qui! Non preoccuparti, sono autosufficiente! Cosa? Ma certo, vi comprendo! Andate pure a divertirvi... Finché potete! No, no, non ho detto niente! Sarà la linea disturbata... Va bene. Ci sentiamo... Notte!"

Che genitori iperprotettivi! Perchè erano capitati proprio a me? Riagganciai il ricevitore e voltandomi vidi Matteo che stava quasi soffocando dalle risate: aveva le guance paonazze ed il viso era rigato dalle lacrime...

-"Come sta il mio bambino? Ha mangiato tutta la sua pappina? Povero piccolo..."- mi disse lui cercando di imitare mia madre e trattenendo a stento le risate.

-"Stupido! Che colpa ne ho io se per loro sono ancora un bambino?"

Gli lanciai un cuscino, ma non riuscii a farlo smettere di ridere: alla fine fui contagiato dalla sua ilarità, mi sdraia di fianco a lui e mi misi a ridere, senza riuscire a fermarmi. Dopo venti minuti finalmente l’attacco di riso era cessato: erano quasi le undici ed eravamo entrambi stanchi e sudati. Insieme (ma proprio insieme stavolta!) ci facemmo una bella doccia fresca: certo, non era il massimo della comodità, ma era una cosa nuova per noi due, e si sa che le novità sono irresistibili...

Dopo la doccia mi feci spalmare sulla schiena una lozione doposole per idratare la pelle (mi bruciava un po’...) e ne approfittai anche per farmi massaggiare: non immaginate neanche che meraviglia!

Felici e contenti ce ne andammo a letto e restammo svegli a parlare, mano nella mano, fino a mezzanotte passata, quando Morfeo finalmente giunse e ci portò via con sé, nel suo magico regno...

La mattina seguente mi svegliò il sole, oramai alto in cielo, che con i suoi caldi raggi filtrava tra le tende: mi girai su me stesso, ma con molto stupore non trovai nessuno al mio fianco, il letto era vuoto. Un po’ allarmato, chiamai Matteo, ad alta voce, ma senza ottenere alcuna risposta: allora mi alzai e silenziosamente scesi da basso. Lo trovai in cucina, seminudo, tutto indaffarato a preparare la colazione per noi due: evidentemente voleva farmi una sorpresa e non mi aveva sentito chiamarlo...

Con solo gli slip addosso, faceva proprio la sua bella figura!

Fui travolto da un’ondata di tenerezza, mi avvicinai senza far rumore e, dopo averlo abbracciato da dietro, gli diedi un bacio sulla schiena: lui si girò ed un po’ stupito della mia presenza, cercò di spiegarmi quello che io già avevo capito, cioè di volermi servire la colazione a letto. Lo lasciai concludere i suoi propositi e me ne ritornai in camera da letto: mi sdraiai sopra le coperte e mi misi a pensare a quanto triste sarebbe stato doverci separare di lì a poche ore... D’accordo, dopotutto era un arrivederci, mica un addio, ma vivere insieme era stato così speciale! Il rumore di lui che saliva le scale mi fece ritornare alla realtà: lo accolsi con un sorriso e lo feci sedere sul letto di fianco a me... Frullato di banana e crêpes alla marmellata: che delizia! Me li pappai in un istante e con la coda dell’occhio vidi che lui ne era molto soddisfatto: lo ringrazia a modo mio per quel bel pensiero, dopo di che fui costretto ad alzarmi...

Era quasi ora di partire e decisi che lo avrei accompagnato in auto sino a Padova: per il ritorno avrei preso il treno, il solito treno. Dopo tutto mia sorella sarebbe arrivata solo verso le quattro del pomeriggio: avevo ancora cinque ore di tempo e ce l’avrei senz’altro fatta ad essere a casa in tempo per accoglierla! Così, dopo aver fatto un’ulteriore spuntino, verso le undici partimmo: il cielo era terso e la giornata prometteva veramente bene... Non era neppure troppo caldo, una brezza leggera aveva rinfrescato l’aria circostante: il viaggio trascorse piacevolmente, ascoltando la radio a tutto volume e scambiandoci di tanto in tanto una parola, una battuta, uno sguardo languido.

Come previsto fui di ritorno giusto per ricevere Silvia: lei avrebbe voluto raccontarmi un sacco di cose, avrebbe voluto parlare per ore ed ore, ma io non ero per niente dell’umore adatto... Ma mi ripresi subito: dopotutto che ragione avevo per essere triste? Di lì a pochi giorni l’avrei rivisto, ci saremmo riabbracciati e saremmo restati insiemi per sempre!

L’amore avrebbe trionfato ancora una volta!

 

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Quella fu l’ultima volta che rividi Matteo, il mio primo vero amore...

Un destino atroce aveva operato per dividerci in eterno, la sorte, beffarda, ci aveva imprigionati in due mondi complementari ed indissolubili, l’uno necessario per la sopravvivenza dell’altro, ma separati dalla notte dei tempi e per sempre…

La vita e la morte. Il giorno e la notte. La realtà ed il sogno.

Già, proprio il sogno, la finzione, l’illusione di un’avvenire migliore.

Ma tutto si era rivelato una bolla di sapone, un castello di sabbia…

In quel preciso istante una luce violentissima mi ferì gli occhi ed una voce cavernosa proveniente da chissà dove, mi disse con fare minaccioso:

-"Su, Emanuele! Forza!"

Ma cosa stava succedendo…?

- "Alzati!"

Quella voce…

-"Oggi hai la visita d’istruzione a Padova! Non vorrai fare tardi! Lo sai che i professori non aspettano nessuno, specialmente un ragazzino di quinta ginnasio!"

No! Non era vero! Era un incubo!

-"Dai pigrone, vuoi scendere da quel benedetto letto? Devi andare a scuola!

Sei in ritardo..."

Com’era possibile? Avevo sognato tutto?

Mi alzai a fatica dal letto, mi trascinai sino al bagno e mi guardai allo specchio: era veramente la mia, quella faccia sconvolta? Sì, era proprio la mia…

Un brivido mi assalì, un senso di vuoto interiore mi pervase, le gambe mi cedettero: la vista si appannò e poi… l’oscurità. L’oblio finalmente…

Sì, avevo sognato tutto. Tutto quanto.

Ma la vita non avrebbe mollato facilmente la presa, avrebbe continuato a farmi soffrire senza posa. Finché morte non ci separi…

La vita, come l’amore, trionfa sempre.

 

O no?

The End