LSD

Sono LSD, ho 17 anni e sono della provincia di Ancona. Vi spedisco uno dei miei tanti racconti (definiti "psichedelici" dai miei amici), spero vi piaccia. Un "saluto" al grande Syd Barrett, grazie. Ciao!

VIAGGIO D’ANDATA

Eccoli, i tre, a cavallo dei loro scooter fiammeggianti. Li potrei chiamare ABC, o XYZ, ma i nomi li risparmio. Niente nomi, niente facce. Sotto il culo gli scooter, in faccia il vento... e il resto... affanculo! Sfuggono alla protezione data dalle loro case e vanno alla ricerca di nuove avventure e immagini e suoni e colori e rumori e visioni e pensieri e paure e... E in testa hanno solo un casco ciascuno. Tre caschi, differenti in disegni, ma uguali in consistenza: non si rompono mica, se cadi. A volte ti si rompe il collo, ma loro rimangono lì: i nostri cari, inseparabili compagni di morte-da-caduta-con-scooter.

I tre sfrecciano nel buio, e si riconoscono solo dalle milleluci che ricoprono il posteriore del loro mezzo di trasporto. Si tuffano ad ogni curva accarezzando il terreno come potrebbe fare una mamma con il suo piccolo, e poi si ripiegano dall’altra parte per riprendere la loro traiettoria iniziale, una volta finita la curva. Il loro cervello sforna paranoie e canzoni che, mescolate alla loro voglia di fuga, producono solo paura. Ma perché dovrebbero avere paura i tre cavalieri-newage? Perché non viaggiano come tutti i motociclisti, con la libertà e mille altre utopie in testa?

E la luce della luna taglia, intanto, le mille luci delle stelle che le fanno da contorno, ed evidenzia le dolci forme delle piccole nuvole che le fanno da coperta; l’erba si bagna dell’acqua prodotta dal freddo dell’inverno appena arrivato, e forma tane per i piccoli animaletti che l’abitano da anni, o da secondi.

Il casco-nero/scooter-giallo raggiunge il casco-nero/scooter-grigioscurometallizzato, urla a squarciagola "TRE TIGRI CONTRO TRE TIGRI" e i tre si mettono a ridere, lasciandosi dietro, insieme alle scie, ogni brutto pensiero. Sono loro le tre tigri, ed ognuna sfida la propria morte – una tigre molto più feroce, e desiderosa di sangue, di loro -.

E, una volta arrivati nella strada meno trafficata e più liscia della regione, via! a piegare le braccia e a girare con forza-rabbiosa la manopola dell’acceleratore... via! a far andare più benzina al carburatore e più spinta allo scooter... via! a piegarsi su loro stessi e a tagliare l’aria che scontrano... via! a raggiungere i cento pensieri/secondo e a schiaffeggiar la strada con le ginocchia ad ogni curva.

E sopra l’asfalto, intanto, le loro ruote si consumano come parmigiano sulla grattugia; in lontananza si possono già intravedere le luci di quella città che sarà la loro prossima mèta; davanti ad ogni casa sorpassata si possono sentire risate - a volte coperte dal fischio sordo del motore dei cinquanta semi-truccati - e fresco odore di rose bagnate.

Le luci della loro città-mèta si stanno facendo sempre più vicine e vive, e negli occhi dei tre si può già gustare l’energia e i colori dei ricordi delle loro serate passate. Adesso non corrono più per assaporare il forte vento freddo dell’inverno - che continua ad umiliare il caldo prodotto dalle loro pelli - e la paura adrenalinosa che sale fino alle orecchie ad ogni perdita di controllo del mezzo: ora corrono per battere il tempo su quello che sarà il loro prossimo viaggio.

La stretta vicinanza delle case, e l’aumento della gente lungo i marciapiedi, induce l’aria a riscaldarsi. Così, per i tre portatori di finta-realtà, è arrivato il momento di togliersi il casco e di respirare a pieni polmoni l’aria soffice, pesante e soffocante della città.

E si sentono in lontananza le grida di un piccolo, forse in cerca della madre; in terra, ormai, non più erba, ma solo cartacce; nell’aria non più ossigeno, ma solo anidride carbonica.

Si fermano, i tre, una volta arrivati a destinazione. Scendono dai loro bolidi – ma non prima di averli fissati a terra con la loro àncora-cavalletto -, si riappoggiano alle selle dei loro scooter con i loro culi - non ancora stufi di toccare quella plastica -, si infilano una marlborossa in bocca ed aspirano il fumo prodotto dal tabacco acceso, in attesa del loro caro "amico-M". Sono le dieci-e-venti-e-uno e... tutto va bene!

Tutti e tre sono solo barba e capelli. Ma, nel primo, la barba è un pizzo e i capelli un secondo casco; nel secondo, la barba una coperta e i capelli un optional; nel terzo, la barba un velo e i capelli un cespuglio. I loro occhi - verdi o marroni o quelchediavolosono - scrutano il panorama, come radar, in cerca della macchina dell’ "amico-M".

E l’aria, adesso, non sa più di niente, né sui loro nasi, né sulle loro lingue; tutto sta perdendo d’importanza nella proiezione mentale, che i tre si stanno facendo, su quella che sarà la loro nuova serata: magari un festino degno delle tre grandi J degli anni passati.

Ed eccola, la vettura tanto aspettata e desiderata, che si parcheggia semi-automaticamente al centro delle quattro strisce bianche vicino ai piedi dei tre. I tre alzano i culi dalle selle-plastificate e si preparano ad attendere nuove istruzioni date, in parte, dalla piccola parte rimasta in testa del loro grigio enciclopedico e, in parte, dal loro "amico-M".

Il barba-coperta/capelli-optional stringe l’ "amico-M" forte tra le braccia e chiede conferma su quello che l’ "amico-M" gli doveva portare; il barba-pizzo/capelli-casco si avvicina all’ "amico-M" con soldi nelle mani e mani nelle tasche; il barba-velo/capelli-cespuglio si tiene dietro e controlla tutto - tutto quello che gli succede davanti e anche il resto del mondo - con i suoi soliti occhi-da-falco. Il barba-coperta/capelli-optional fa un cenno al barba-pizzo/capelli-casco che si avvicina e dà i soldi all’ "amico-M", che intanto dà il resto e la roba al barba-coperta/capelli-optional; il barba-velo/capelli-cespuglio si tiene sempre dietro e osserva tutto.

Il rito è finito. In alto le mani, per l’ultimo saluto, prima che l’amico sia partito.

L’ "amico-M" ricambia il saluto con la sua mano volteggiante nell’aria, producendo strane forme invisibili all’occhio umano. I tre ritornano agli scooter e osservano la merce di scambio: un involucro pesante, una busta, un foglio. I loro occhi riprendono vita. Dalla busta, il barba-pizzo/capelli-casco, fa uscire una piccola parte di energia e la tocca sulla lingua: è il solito, fresco, pungente, amaro sapore della vittoria sulla vita.

I loro stomachi iniziano a brontolare così tanto che, per calmarli, barba-coperta/capelli-optional e barba-pizzo/capelli-casco, si ingeriscono un’energetica a testa con un boccone d’acqua - presa dall’interno della sella del bolide di barba-coperta/capelli-optional -; barba-velo/capelli-cespuglio, invece, preferisce i colori all’energia, e si mette un pezzo di foglio-bagnato sotto la lingua, succhiandolo, spremendolo e bevendo tutta la sua acidità e la sua potenza.

E l’involucro pesante viene aperto dal barba-coperta/capelli-optional per confezionare una sigaretta dal sapore e dall’effetto dolciastro: la solita dedica al buon fine del rito di inizio-serata. Il barba-pizzo/capelli-casco si ingegna e, in due minuti scarsi, dalle sue mani esce quello che si può definire "l’evoluzione del joint": doppia-cartina-a-L sullo sfondo di ben tre tabacconi per la mista. "Chi l’arriccia, l’appiccia", giro in senso orario, due tiri a testa... e dopo tre giri sono già arrivati al filtro.

Il viaggio può ricominciare! E con lui chissà quali - e quanti - altri viaggi aspettano i nostri tre amici del sabato sera, che intanto si stanno portando di nuovo i caschi in testa, i culi nelle selle-plastificate, la loro anima nella corsa pazza su strada e le loro ginocchia sull’asfalto.

 

VIAGGIO

Eccoli, i tre, davanti a quel palazzo-capannone che fra poco diventerà la loro nuova casa. Un palazzo grigio-biancastro dall’aspetto rassicurante, ma dall’interno impressionante e assordante. Stanno ancora appoggiati sulle loro selle-plastificate, i tre, ma adesso non devono aspettare ordini da nessuno, o forse aspettano che qualche impulso arrivi al cervello e faccia smuovere le loro gambe.

Il barba-pizzo/capelli-casco si sta ripiegando su se stesso e forma, con il suo corpo, una specie di palla, pronta per essere sparata in mezzo alla folla-di-bambini-esaltati-della-biglietteria; barba-coperta/capelli-optional, invece, porta continuamente una mano in faccia e asciuga le cascate di sudore che gli scendono fino al collo, mentre con l’altra mano cerca frettolosamente un non-so-cosa - e neanche lui lo sa - nelle tasche; barba-velo/capelli-cespuglio è immobile, e fissa la sua immagine riflessa nel buio delle sue azioni mentre la sua anima segue un bianconiglio con buone intenzioni che fugge dal tempo alla ricerca di un modo migliore per eliminare i bambini che ogni volta si intrecciano formando... ...in poche parole: non riesco a capire niente di quello che sta pensando e vedendo in questo momento!

I tre non riescono a staccare i loro culi dalle selle, così persi nelle loro allucinazioni e così presi dalla nuova energia e leggerezza spuntata da... da... da chissà dove. Dal palazzo-capannone iniziano, intanto, ad uscire nuove note che si mescolano con le menti dei ragazzi facendogli sentire nuova musica. E i corpi dei ragazzi si risvegliano, e con essi la loro voglia di incamminarsi verso la folla-di-bambini-esaltati-della-biglietteria.

Un ritmo insistente svolazza nell’aria mentre i tre cercano nei portafogli le piccole riduzioni arancioni che servono ad abbassare il prezzo del biglietto d’ingresso, ma per farlo ci mettono ore, giorni, settimane, mesi, anni, decenni... minuti. E, intanto, le grida della gente-in-coda si fanno sempre più forti e iniziano anche a volare ceffoni verso il barba-pizzo/capelli-casco, il più alto dei tre. E il barba-pizzo/capelli-casco, di solito così violento, risponde alle cattive maniere degli impazienti con un dolce "Aspettate un attimo, non trovo il mio bigliettino" e continua a cercare nel portafoglio con la stessa fuga e impazienza che un bambino può avere mentre cerca un suo giocattolo perso.

Barba-pizzo/capelli-casco "Devo trovare la riduzione, l’avevo lasciata nella tasca destra del portafoglio, ma qui, nella tasca sinistra, non c’è. Ah, forse è dove prima c’erano gli scontrini, ma qui ci sono ancora gli scontrini e quindi non posso far altro che rimanere qui e fissare i puntini che si formano quando sposto il pollice sopra il tessuto del portafoglio. Adesso magari se cerco qui mentre penso a quello che ho mangiato stasera a cena riesco a trovare quello che dovevo cercare e che non riesco a ricordare. Ah, si, l’abbonamento della corriera! Così se arriva il controllore non faccio la figura di merda che ho fatto l’altra volta. Come quando a casa a mamma le ho detto che dovevo cercare la riduzione per la disco che avevo messo dentro i jeans. Ah, ecco dov’è!" E per il primo è fatta.

Barba-coperta/capelli-optional "La riduzione, devo trovarla qui in mezzo, basta che non faccio tanto casino con i pensieri che poi mi vengono le paranoie. Mi devo controllare anche perché ci sono i buttafuori e quelli buttano fuori la gente se fa la cattiva e io non sono cattivo e quindi non devo essere buttato fuori. Perché, come dice sempre la mia mamma, "Stupido è chi lo stupido fa" o questo è Forrest Gump e io sono Clinton. Ma tanto Clinton non è più presidente degli stati uniti e quindi non vale niente. Neanche a dire che questa disco è stata fatta da lui e quindi le riduzioni non sono state fatte dai suoi uomini. Chissà se è nel portafoglio la riduzione, ah si eccola qua. Evvai!" Anche il secondo ha finito.

Barba-velo/capelli-cespuglio "La riduzione è un foglietto di carta, arancione se non sbaglio, perché tanto siamo qui e qui è arancione. E anche le arance sono arancioni, quindi se io trovo un’arancia e la sbuccio e la buccia la trasformo in carta e poi ci scrivo sopra qualcosa non ho bisogno di cercare la riduzione. Ma adesso non saprei proprio dove cazzo trovare un’arancia, e non mi va neanche di mangiarla, perché poi se non la mangio si spreca e visto che c’è la gente che muore di fame non è bello buttar via una cosa neanche iniziata. Poi mica il mondo è bello come quello che ti fanno vedere nella pubblicità dei biscotti, mica è tutto sorrisi, fiori e magari quattro salti in padella. No, la vita è divertimento e uno sfasciamento del cervello e un po’ di sana musica e tante donne, e senza la riduzione che ho in mano mica posso entrare qui e non posso neanche vedere le tante donne, e ascoltare la musica, anche se è musica di merda." E così ce l’aveva in mano, fortuna che si è accorto.

Finalmente i tre danno le riduzioni ai bigliettai che le prendono - anche un po’ scocciati dal troppo tempo che i tre hanno impiegato per trovarle -. Poi gli danno anche i soldi, prendono i biglietti ed entrano, circondati da un fottio di gente e da una miscela di musica pesante e fumo. Il, da loro, conosciuto "UNZ-TUNZ" sta di nuovo riempiendo le loro teste e il loro spirito di voglia di ballare e di sfogarsi. Ma a barba-velo/capelli-cespuglio questa musica non piace, e neanche la gente: così impegnata ad alzare le mani e a sbatterle nell’aria e ad infastidire le ragazze, incantate da chissà quali miscugli d’alcool bevuti sotto imposizione dei cinghialoni.

Così barba-velo/capelli-cespuglio si dirige, seguito dagli altri due compagni, nella sala superiore, dove, al posto del "UNZ-TUNZ", c’è un leggero e incalzante suono di djambè che accompagna qualche strano strumento a fiato sovrastato da una voce soave che, per adesso, dice solo "Oh! Oh! Oh! Eoh!"... ma chissà quante altre melodie usciranno da questa voce semi-elettronica! Qui la gente è più simile ai tre, e tutti ballano secondo i propri pensieri: a volte accompagnando l’altro, a volte restando completamente isolati.

Il barba-velo/capelli-cespuglio, intanto, parla con il barba-coperta/capelli-optional di quanto potesse essere bella la scia di luci che cammina sopra la testa bionda della biondona-tutta-tette-e-culo-perfetto che balla davanti a loro; l’altro annuisce ma guarda da tutt’altra parte, completamente preso dalla scimmia che continua ad oscillare appesa alla liana in mezzo alla pista da ballo. E, quando i due si girano, si accorgono che barba-pizzo/capelli-casco si è perso, o forse sono loro che si sono persi, o forse non c’era neanche venuto il barba-pizzo/capelli-casco in disco, o forse sono loro che non sono nel posto giusto. Ma, anche in mezzo a tutti questi forse, si sono messi a cercarlo lo stesso.

Stanno girando per la quinta volta intorno alla pista, e ancora niente barba-pizzo/capelli-casco. Così, il buon barba-coperta/capelli-optional, dice a barba-velo/capelli-cespuglio "Hey, tu rimani qui, io intanto lo vado a cercare. Mi raccomando rimani qui e non fuggire, sennò è peggio di prima. Io fra poco torno, tranqui." e parte.

Sono appena passati cinquantatre secondi - ora cinquantasei - da quando il barba-coperta/capelli-optional è partito alla ricerca di barba-pizzo/capelli-casco, e già barba-velo/capelli-cespuglio è partito dalla posizione in cui doveva restare. Sta seguendo, il nostro caro barba-velo/capelli-cespuglio, una bella bionda portatrice di sesso e musica e poesia, qualcuna capace di risvegliare i suoi sensi: la piccola Memole-sexy dei suoi desideri più nascosti.

Ma barba-pizzo/capelli-casco dov’è? Eccolo qui, insieme a barba-coperta/capelli-optional che ritorna dove doveva essere barba-velo/capelli-cespuglio. Ma barba-velo/capelli-cespuglio dov’è adesso? Si è perso, o forse sono gli altri che si sono persi, o forse non c’era neanche venuto il barba-velo/capelli-cespuglio in disco, o forse sono gli altri che non sono nel posto giusto. Ma, anche in mezzo a tutti questi forse, si sono messi a cercarlo lo stesso.

Continuano i loro viaggi fisici immersi nei loro viaggi mentali, i tre. E, ogni volta, si perdono, si trovano, poi si perdono e ricominciano a cercare, si ritrovano e poi si perdono ancora. Tutto questo finché non decidono di uscire dal palazzo-capannone; finché barba-velo/capelli-cespuglio non saluta la sua bella Memole-sexy e, gli altri due, le loro vecchie e nuove amicizie; finché non si mettono d’accordo su tutti i precisi comandi che dovranno eseguire – alza le gambe, cammina verso le scale, scendi le scale, non guardare i cinghialoni che ballano, ritira il giaccone, ecc... ecc... – e, finalmente, li eseguono.

Il freddo invernale, una volta usciti, si fa sentire di nuovo, e, come mille spilli, inizia a pungere le pelli dei ragazzi. I tre camminano di nuovo verso i loro bolidi, più storti che mai, e si rimettono a sedere sulle loro selle-plastificate. Il barba-pizzo/capelli-casco, forse non soddisfatto del suo livello di pura e infantile incoscienza, vuole mescolare, alla terza energetica ingerita in disco, l’ennesimo joint, magari anche una sua evoluzione. E così ha preso cartina, Marlborossa, cioccolato e filtro, e, in meno di un minuto, eccoti pronto il joint-ammazza-cervello di uscita-disco.

Se lo stanno fumando in santa pace, e sicuramente nessuno potrà distoglierli dall’attimo di completa libertà di pensieri che quel joint gli sta regalando. Poi rimangono ancora in fissa a guardare le stelle per altri quindici minuti – o forse quindici ore -, fumano un altro joint e partono con i loro scooter, questa volta verso casa. La così tanto odiata e amata casa di ogni sabato sera.

 

VIAGGIO DI RITORNO

Eccoli, i tre, al galoppo dei loro cavalli-a-motore-cinquanta. Chissà quando si stuferanno di fare così lunghe cavalcate sopra quelle selle-plastificate, sopra quelle strade così tortuose e poco sicure. Una sola cosa è certa: questo viaggio di ritorno, i tre ragazzi, non se lo ricorderanno mai. Forse se lo ricorderanno confrontando – domani o lunedì – i vari piccoli spezzoni di viaggio che si sono inseriti, per puro caso, nei loro cervelli.

Forse si ricorderanno se uno dei tre, adesso, andasse a finire fuori strada, magari schiantandosi contro il muro di una casa. Oppure si ricorderanno se uno si addormentasse sul manubrio del motorino e, invece di fare una curva, andasse dritto magari impuntando il motorino in una sporgenza del terreno. O forse non si ricorderanno neanche questi "piccoli" particolari-farcitura del loro ritorno.

Adesso le ruote dei loro bolidi girano lentissime, più lente delle pale di un mulino a vento. I tre stanno cucciati sopra i loro manubri, con gli occhi ancora sgranati che fissano le linee bianche che delineano le due diverse corsie della strada. Non sfrecciano più come prima, almeno a vederli da qui. Ma, dentro di loro, sicuramente, qualcosa fa girare questa pellicola, del film della loro vita, diecimila volte più veloce di come essa davvero gira. Sicuramente loro stanno vedendo tutto più veloce, o addirittura a tratti: curva, rettilineo, curva, curva, rettilineo, curva... e potrebbero anche saltare una curva, se ne accorgerebbero solo dopo.

Il sole ancora dorme dietro le alte colline alla loro destra, e il buio che hanno davanti certamente non li aiuta a non sbandare. Casco-nero/scooter-nero si sposta sempre più verso sinistra, sempre più verso quel dirupo che potrebbe costargli un braccio, una gamba o tutta la vita, se solo il casco-blu/scooter-grigioscurometallizzato non si tiene pronto per svegliarlo. La fine delle tre energetiche si fa sentire, vero casco-nero/scooter-nero e casco-blu/scooter-grigioscurometallizzato? E a te, casco-nero/scooter-giallo, come va? Il tuo mezzo regalino e l’energetica non ti stanno aiutando in questo viaggio, eh? Sicuramente non quanto ti aiutavano nell’altro.

La discesa intanto si sta trasformando in salita, e, quella strada liscia e poco trafficata che sta finendo, indica ai tre la sempre più vicinanza alle loro case. Ancora pochi chilometri di asfalto e poi a nanna, cavalieri! Le case cominciano a farsi vedere, e... chissà se lì in mezzo c’è anche la loro?

Ecco il paese. Casco-nero/scooter-giallo si dovrebbe fermare adesso... ma non si ferma. Prosegue per il piccolo rettilineo che ha davanti – seguendo gli altri due –, ancora una curva-gomito a destra, un piccolo rettilineo... e i tre si fermano. L’erba verde ai loro piedi rende un po’ più viva l’immagine dei palazzi che la circondano. I tre buttano a terra gli scooter, si tolgono i caschi e si tuffano a terra, ripensando alla serata. Ormai si vede che le energetiche si stanno inginocchiando davanti ai loro pensieri, lasciandoli liberi.

Barba-coperta/capelli-optional sparge un po’ di occhiate a destra e sinistra: le sue mascelle sono ancora inarrestabili macchine-di-masticazione e gli occhi sono ancora due ventose, ma il suo cervello ha ripreso a funzionare normalmente; barba-velo/capelli-cespuglio è completamente immerso nei suoi pensieri, nelle immagini passate davanti ai suoi occhi, e nelle parole che si sono fermate, e ancora rimbombano, nella sua testa; barba-pizzo/capelli-casco – inarrestabile macchina-da-fumo - tira fuori dalle tasche un ultimo joint, guarda gli altri in cerca di approvazione e poi si cimenta nell’attesa accensione del joint-della-buona-notte: più dolce, e meno estasiante, del joint-ammazza-cervello di uscita-disco.

E il fumo di quel joint si miscela con l’aria che avvolge i loro corpi, ed entra nei loro cervelli spazzando il marcio che c’è rimasto dalla serata appena trascorsa, lasciando i pensieri liberi di correre nudi e senza preoccupazioni su e giù per le loro teste.

Buona notte ragazzi e... sogni d’oro!