Yara Piccinini

Che dire di me???
mi chiamo Yara, e già il nome è un programma...
Mi è sempre piaciuto leggere e ancora oggi leggo molto.
Ho iniziato a scrivere circa 3 anni fa perchè sentivo l'esigenza di dare forma a quei sogni che mi facevano passare delle notti meravigliose.
Ho sempre sognato molto, anche ad occhi aperti, e scrivere quello che sogno mi serve per non dimenticare.

OCCHI

"… Era finito tutto, finalmente.
Un grande fuoco sulla spiaggia fungeva da purificatore per le anime di chi danzava intorno ad esso. Nessuno si sentiva diverso in quel magico cerchio. Non importava altro che la felicità di essersi trovati e uniti dopo un lungo nascondersi.
La luna era alta nel nero velluto della notte e le stelle brillavano ora di una luce più intensa, proprio a dimostrare la raggiunta tranquillità.
Io e Dani sorridevamo felici come da tempo non accadeva, anche noi stavamo partecipando alla grande danza intorno al fuoco. L'umidità della sabbia finissima era quasi piacevole al tocco dei piedi e tutto il nostro essere era pervaso dall'aroma di qualche strana erba bruciata nel falò.
Io ero particolarmente felice perché sapevo essere riuscita a trovare la mia strada, la mia casa, la vita che avevo sempre desiderato. Ancora oggi non so come feci a ritrovarmi su quest'isola dimenticata dal mondo, ma sono contenta di esserci arrivata…"
- Nonna basta! Mi hai già raccontato questa storia un sacco di volte!" - disse Alia, con la voce intorpidita per il sonno - Vorrei che qualche volta tu mi raccontassi qualcosa di diverso, una fiaba vera! Non puoi pensare che io creda ancora a certe cose! Sono grande ormai! - Eh già, è grande ormai la mia nipotina…, ha appena compiuto i 5 anni e guarda come si sente importante. Potrei arrabbiarmi con chiunque non creda alla mia avventura, con chiunque. Ma non con Alia. Avrebbe capito da sé che non le stavo raccontando fandonie. Un giorno si guarderà allo specchio e si ricorderà di quanto le diceva la vecchia nonna; dopotutto anche i suoi occhi sarebbero diventati smeraldi.
- Alia, sai che la nonna non è brava a raccontare storie, questa è l'unica che ricordo perfettamente! -
- Sì - ribatté la piccola - ma ormai la so a memoria! -
- E va bene, vorrà dire che per questa sera niente più storie. Vedi di addormentarti subito. - le mormorai mentre le rimboccavo le coperte. I lunghi capelli scuri sparsi sul cuscino e la pallida luce della luna, che entrava silenziosa dalla finestra, facevano risaltare ancora di più il suo candido volto.
- Ti lascio Fufi sulla sedia - sussurrai accarezzando il suo gatto - così ti farà compagnia mentre dormi e non avrai più paura del buio. -
- Ma che paura … sono grande io! - disse con un filo di voce. Ormai il sonno l'aveva presa tra le sue grandi e confortevoli braccia.

- Ormai sono troppo vecchia anche per pensare al giardino, dovrei trovare qualcuno che faccia questi lavoracci al posto mio! Pensa se una povera vecchia si può permettere di fare ancora certi sforzi… guarda! I bambini stanno giocando… non pensano ad altro tutto il giorno… e gli altri? Magari sono a caccia, a pesca… o chissà dove! E i fiori per la Cerimonia sono sepolti dalle erbacce! E mancano solo pochi giorni alla celebrazione… - stavo borbottando a me stessa - e mai nessuno si offre per aiutarmi! -
Certo, ora i ragazzi possono uscire a giocare e divertirsi per tutto il giorno, se lo vogliono, ma quando arrivai sull'isola le cose non erano certo così facili. Era un posto totalmente dimenticato dal mondo, non nel senso poetico, ma in quello letterale: a dir la verità non saprei nemmeno dove indicarlo in una carta geografica. La vegetazione era rigogliosa, segno che l'impatto con il villaggio non era stato traumatico, e al di fuori dello stretto necessario gli uomini stavano attenti a non cambiare nulla. Il nostro popolo è convito che se rispetti la natura anche lei ti rispetterà.
- Nonna, che cosa fai? - Mi voltai un po' sorpresa, non attendevo certo visite, e mi trovai di fronte ad uno dei ragazzi che poco prima stavano giocando nel sottobosco. Essere chiamata nonna anche da un ragazzo che non fosse mio nipote, non mi appariva più così strano. Io e mio marito eravamo le persone più anziane del villaggio, così ai bambini veniva spontaneo chiamarci nonni e anche noi ci abituammo presto all'idea.
- Sto strappando le erbacce che infestano il nostro giardino - risposi rimettendomi al lavoro - qualcuno deve farlo se vogliamo continuare ad avere fiori freschi per la Cerimonia, no? -
- Sì, certo - rispose il bambino un po' perplesso - è un lavoro faticoso per te, vero? Voglio dire, stare chinata così tanto deve essere tremendo per la tua grande schiena. - Annui lievemente con il capo senza rialzarmi.- Bè, se vuoi posso aiutarti, non voglio più giocare con gli altri. Sono tutti stupidi!- Alle sue parole quasi trasalii. Era molto difficile sentire i ragazzi insultarsi.
- Perché pensi che lo siano? -
- Stupidi? -
Annuii.
- Perché non credono nella Cerimonia. - fece una pausa, come per cercare di ricordare le parole esatte. - E non credono nemmeno nella Storia, quindi nemmeno in te. Io invece ci credo. -
Feci un lungo sospiro. Molte altre volte i ragazzi avevano dubitato della Storia, della Cerimonia e di quello che esse rappresentano per tutto il villaggio, ma sempre avevano cambiato idea, una volta visti gli occhi. Non riuscivano a capire che quello che vedevano nei loro genitori sarebbe successo anche a loro una volta raggiunta l'età adulta. - Marco - così si chiamava il mio giovane interlocutore - come fai ad essere così sicuro della Storia? Non potrebbero avere ragione i tuoi amici? -. Prima di rispondermi pensò a quello che mi avrebbe detto, poi, continuando a strappare le erbacce, disse - Vedi, nonna, non può essere una storia inventata. Tu sei l'unica persona adulta i cui occhi non brillano nel buio. Tu non hai gli smeraldi. E poi hai i capelli chiari. I nostri sono scuri, così scuri da confondersi con il buio della notte, e li portiamo così finché moriamo. Tu sei diversa da noi. Se la Storia fosse falsa… tu non dovresti essere qui. Sicuramente il tuo arrivo è stato un grande dono per tutti noi… -
Era bello sentirsi importanti ed ammirati. Bello e strano. Una vecchia come me a quei ragazzi avrebbe potuto anche fare compassione. Invece, per fortuna, non era sempre così. Quando sentivo i ragazzi ricordare la mia Storia, la mia memoria riportava alla luce i ricordi più belli e, come per far risaltare il momento, leggere lacrime mi velavano gli occhi per poi rigarmi le gote.
- Nonna… nonna… - chiamava Marco preoccupato dal mio pianto sommesso.- Nonna, stai male? Devo chiamare qualcuno?-
- No, Marco. Va tutto bene. -
- Allora perché piangi? Forse ho detto qualcosa di male, nonna?-
Marco era un bambino molto intelligente e sensibile, niente gli sarebbe sfuggito. Per questo, già da piccolo, aveva intuito la verità. - Vedi, Marco, alcuni ricordi possono far piangere di dolore, perché hanno fatto male in passato e il riportarli alla mente è ancora doloroso. Altri invece sono talmente belli e suscitano tanta gioia e commozione che è normale che scenda qualche lacrima. Le tua parole mi hanno riportato alla mente il giorno del mio arrivo qui, che io ricordo con gioia. Le lacrime che hai visto hanno solo rivelato la mia grande gioia interiore. -
- Devo farti una domanda…-
- Chiedimi pure quello che vuoi, tesoro. -
- La Storia, almeno quella parte che conosco io, racconta molto bene il tuo arrivo e quello che hai fatto per noi, ma…-
-Ma?- chiesi, come per esortarlo a continuare.
- Ma non so perché. Voglio dire, perché quel giorno ti sei messa in viaggio? Come ha fatto ad arrivare qua?-

In effetti, molte delle persone che si preoccupavano di tramandare la mia Storia comunemente omettevano la prima parte, come se mi fossi ritrovata qui per magia. Si preferiva raccontare di quello che avevo aiutato a fare, delle novità che circondavano me e il mio compagno di viaggio… anche questo spesso era omesso. I miei amici non avevano avuto il coraggio di affrontare quel viaggio insieme a me e a Dani e la mia gente li ricorda solo per parola mia… Per loro era importante solo il fatto che io fossi arrivata, per loro questo era un chiaro segno che ero io la chiave di tutta la storia. Questo si diceva.
- Dimentichi che non ero sola…-
- Sì, è vero, ma ugualmente non capisco cosa vi ha spinti a viaggiare…-
Le sue parole provocarono in me un leggero sorriso del tutto involontario. Erano tante le cose che non sapeva…
- Sei sicuro d'avere tempo per ascoltarmi?…

- Erano appena iniziate le vacanze estive, così, io ed alcuni miei compagni di classe, decidemmo di fare una gita di qualche giorno sulle grandi montagne.
Noleggiammo un pullman, uno di quelli piccoli, con otto posti. Caricammo gli zaini, le tende e diversi sacchi di provviste poi partimmo.
Eravamo i più intraprendenti ragazzi della scuola, tanto che in paese ormai lo sapevano e nessuno si stupiva più quando ci vedevano con gli zaini in spalla pronti per una nuova avventura.-
Sospirai. I ricordi erano tanti e dovevo cercare di tenerli in fila, ma era difficile perché riaffioravano molto più in fretta di quanto non potessi raccontarli. Mi guardai attorno e vidi che altri bambini si erano uniti a Marco e stavano ascoltando con interesse. Me ne compiacqui.
Chiusi gli occhi e continuai - La nostra idea era di salire sulle montagne, trovare un posto carino e accamparci per qualche giorno.
Era proprio una bella idea! Peccato che nessuno di noi conoscesse un posto dove poterla mettere in pratica, così dovemmo girare un bel po' prima di trovare un posto tranquillo dove non avremmo recato nessun disturbo e poterci accampare. Il viaggio in pullman durò circa mezza giornata, poi, stanchi, decidemmo di fermarci e continuare a piedi inoltrandoci nel fitto bosco.
Decidemmo la direzione da prendere e, dopo aver parcheggiato con ogni cura il pullman, ci mettemmo gli zaini in spalla, quindi incominciammo ad inoltrarci nel bosco. C'era un sentiero, lì vicino, così lo seguimmo. Il cammino si rivelò molto più faticoso del previsto, anche perché il sentiero non sembrava essere molto battuto: rami, arbusti e rovi lo attraversavano rendendo la nostra marcia sempre più lenta.
Il sole cominciava a scendere dietro le altre montagne e all'interno del bosco era sempre più buio. Durante tutta la giornata, per passare il tempo, avevamo cantato, ma ora la stanchezza era tale da farci smettere.
Fu così che udimmo quello strano rumore.
Nel silenzio del bosco incontaminato non si udivano altro che i rumori della natura, e in mezzo ad essi spiccava un fruscio, continuo ma delicato, per questo inquietante. Sembrava il rumore di un torrente nella sua corsa verso valle… ma era diverso, era un rumore diverso. Come se il torrente faticasse a scendere e procedesse molto più lentamente. Non sapevamo che fare. Per noi era importante accamparci nei pressi di una fonte d'acqua, così non avremmo dovuto trasportarla fino alle tende. Però quel rumore… Tardammo a prendere una decisione.
Soli, in mezzo al bosco per la prima volta nella nostra vita, inquietati da quello strano rumore.
Dopo aver ripreso fiato, sedendoci su alcune pietre che fiancheggiavano il sentiero, ci alzammo e istintivamente ci dirigemmo verso la fonte di quel rumore. Sembrava una magia. Quel fruscio ci incuriosiva a tal punto da farci dimenticare le nostre precedenti preoccupazioni.-
- Nonna! Nonna!… -

La voce di una bambina risuonò nella mia mente. Era una voce che non faceva parte del mio racconto, perciò aprii gli occhi e con un po' di fatica mi riabituai alla luce del sole che mi colpiva il volto. Guardai nella direzione della voce che continuava a chiamarmi.
Era Alia.
- Dimmi piccola.- Mentre rispondevo a mia nipote a poco a poco tutti i miei sensi ripresero vita, così sentii profumo di cibo e data l'intensità della luce solare capii che era ora di pranzo.
- Nonna, è ora di pranzo. La mamma ti aveva già chiamata parecchie volte. E molte donne si chiedevano dove fossero i loro figli. Avrei dovuto immaginarlo che erano qui da te. -
Già… erano davvero in tanti adesso. Presa com'ero dal racconto non mi ero accorta che si fossero uniti a noi così tanti bambini. Tutti quelli che prima stavano giocando adesso erano seduti lì, per terra, davanti a me in religioso silenzio.
Trovai opportuno dir loro che il racconto l'avrei potuto continuare dopo pranzo, mi alzai e, data la mano ad Alia, mi incamminai verso casa.

" Dov'ero rimasta? Ah, sì, ora ricordo.
- Raggiungemmo il ruscello che emetteva quello strano rumore, ma ormai era buio, non riuscivamo a vedere quasi nulla. Fortunatamente avevamo portato con noi delle lampade a gas per il campeggio. Cercammo di montare le tende il più in fretta possibile, mangiammo qualcosa preso dagli zaini e, sfiniti, ci addormentammo.
La mattina mi svegliò un grido di terrore di uno dei miei compagni di viaggio.
Con il sonno ancora negli occhi e il corpo intorpidito e dolente dal lungo riposo sul terreno accidentato, cercai l'apertura della tenda, per vedere il motivo di tanto spavento.
Una volta uscita dalla tenda, mi ritrovai ai bordi del ruscello, lì vidi anche i miei amici. Fermi.
Stavano fissando il ruscello in un punto imprecisato. Erano immobili, rapiti da qualcosa che io ancora non vedevo. Mi stropicciai gli occhi e cercai di guardare meglio.
- Non è possibile! - esclamai urlando. - È contro natura!-

Le frasi di sgomento si sovrapponevano concitatamente, finché Lisa, che ancora stava dormendo, non uscì dalla tenda. - Che succede ragazzi? Vi ho sentiti parlare… mi avete svegliata. Spero proprio che abbiate un buon motivo per destare le persone nel bel mezzo di un sogno che le avrebbe portate… -
- Lisa stai zitta!-
- Non vedi quel che succede?! Non ti rendi conto di quello che ti sta intorno?!-
- Ragazzi, calma. Stavo solo scherzando. Ma volete dirmi cosa succede?- Senza aggiungere altro Andrea si spostò un po' e indico con la mano il ruscello.
- Non ci posso credere!- esclamò a quel punto Lisa. - Non avevo mai visto una cosa del genere. Com'è possibile che un corso d'acqua salga sulla montagna? L'acqua deve scendere… Deve scendere…-
- Lisa!…- feci appena in tempo a pronunciare il suo nome che cadde priva di sensi. Mi stupisco che Lisa sia stata l'unica a svenire, perché, in effetti, l'emozione era stata grande per tutti noi.
Mentre gli altri si occupavano della mia amica, io tornai ad osservare il ruscello. Sembrava impossibile. L'acqua, invece di scendere verso valle, saliva verso la vetta del monte, ora nascosta dalle nubi."

- Nonna ma com'è possibile una cosa del genere?-
- Dai non ci prendere in giro-
Il mio giovane pubblico era piuttosto incredulo. Li capivo. Anch'io, la prima volta che lo vidi, ci misi un po' di tempo per realizzare di non essere nel bel mezzo di un incubo.
- Bambini miei - risposi allora - non vi siete mai chiesti da dove viene l'acqua che forma il lago intorno all'isola? Guardatevi bene attorno… Cosa vedono i vostri occhi?- Non vi fu alcuna risposta alle mie domande. Anche i ragazzi cominciavano a capire che non erano tutte frottole, quelle che andavo raccontando.
L'isola, sulla quale ora abitavo, si era formata al centro di una specie di cratere, circondata da un lago di acqua dolce. Dall'isola, guardando verso l'orizzonte, al di là delle acque del lago, si poteva vedere solo cielo. La sensazione doveva essere un po' quella che si ha in un'isola in mezzo al mare, dove l'acqua arriva a toccare il cielo, nel nostro sguardo. L'unica differenza consiste nel fatto che l'acqua del nostro lago è verde smeraldo… così come verdi sono gli occhi degli adulti del nostro villaggio. Una strana coincidenza…

Era un'immagine splendida, quella catturata dai nostri occhi… o almeno, da me e da quei ragazzi che ancora non avevano raggiunto l'età adulta.
Il cratere che conteneva il lago era alto esattamente quanto il livello dell'acqua. Così si aveva la sensazione che l'acqua poggiasse direttamente sulle nubi che, per gran parte dell'anno, avvolgevano la cima della montagna.
Una volta calmati gli animi dei bambini, potei riprendere il mio racconto.
"Ero lì, immobile ad osservare il ruscello salire…
- Voglio vedere fin dove sali!- dissi all'acqua come se potesse ascoltarmi.
Rimasi immobile ancora un attimo, poi andai dagli altri.
Lisa aveva finalmente ripreso coscienza, si sentiva ancora un po' stordita, ma il peggio era senz'altro passato. Guardando fisso davanti a me confidai al gruppo che avevo deciso di seguire il corso del ruscello, per vedere dove finiva. - Partirò domani mattina, appena sveglia. Oggi voglio riposarmi per essere in grado di salire il più possibile domani. Se qualcuno vuole venire con me, non ha che da farlo. Accetto molto volentieri compagnia.- Così dicendo mi girai, cercai con lo sguardo uno spazio ombreggiato e mi ci diressi.
Mi sedetti ai piedi di un grande albero, su una delle sue radici, ricoperta di muschio e, ascoltando il lieve fruscio delle foglie che ondeggiavano al vento, respirando il profumo pungente del muschio sotto il mio corpo, mi sembrò di essere un tutt'uno con quel possente tronco.

 

"Quel giorno ero molto spaventata: non capita molto spesso di vedere cose così strane. Ma la curiosità che suscitava in me quello strano fenomeno era più forte di qualsiasi altro sentimento..
Sentivo di dover scoprire la verità.

- Per voi, bambini, è normale avere l'acqua che scorre nel villaggio, che riempie il lago… Siete anche abituati ad avere l'unico lago verde smeraldo che io conosca… Ormai nessuno di noi potrebbe più farne senza.
Ma a quell'epoca per noi… era molto difficile da capire…. Secondo le nostre conoscenze, l'acqua scendeva dal monte verso la valle, non viceversa.
Non avevamo ancora intuito di aver dormito nei pressi del warp spazio temporale che mi ha condotta in questo mondo… Ad essere sincera io l'ho capito solo dopo che Marcel me l'aveva spiegato… E questo accadde solo dopo settimane dal mio arrivo.
Per questo voi non avete conosciuto i miei amici…. Lisa, Andrea e gli altri… spero che siano riusciti almeno a tornare a casa…
Io però sono contenta così.

 

"Il giorno dopo ebbi la conferma che ai miei amici non interessava molto quella stranezza, o forse ne erano troppo spaventati per interessarsene di più. Per questo partimmo solo io e Daniele, solo lui aveva avuto il coraggio di unirsi a me. Per fortuna!

- Allora… voi non venite??
- No Zaf, preferiamo rimanere. -
- Io sono molto stanca… preferisco riposare un po'… Tanto tornate subito, no? -
- Si, certo, Lisa. Vero Zaf ? -
- Sì. Voglio solo vedere dove finisce questo ruscello… ci deve essere una spiegazione. -
- Allora andiamo, dai! Hai preso uno zainetto con qualcosa da mangiare?-
- Sì… quel poco che abbiamo… cioccolato, crackers, frutta.. ma niente acqua… L'unica tanica che abbiamo vorrei lasciarla ai ragazzi. -
- Beh, vorrà dire che ci accontenteremo dell'acqua di questo strano ruscello.-

"Eh eh… Non potevamo certo immaginare quello che ci aspettava. Per noi era una piccola avventura… Magari avremmo scoperto che in realtà quella che a noi sembrava una salita era una discesa… o qualcosa del genere.
I ricordi si affollavano nella mia mente e faticavo a ordinarli… sembrava successo ieri… invece quanti anni erano passati ormai? Il conto l'avevo perso parecchio tempo fa… Arrivata ai 100 anni avevo smesso di contarli. Non riesco a spiegarmi perché vivo così a lungo. Forse è l'acqua… su me che nn appartengo a questa magica popolazione deve avere qualche effetto strano…

"La strada era lunga e noi camminavamo in fretta. Non volevamo allontanarci per troppo tempo dai nostri amici. Ancora non sapevo che non sarei più tornata da loro… che non li avrei più rivisti.
Nonostante avessimo percorso un bel pezzo di strada, in salita e quasi correndo, non riuscivamo a sentire la fatica. La curiosità e la voglia di scoprire la verità erano ancora troppo importanti.
Poi ci accorgemmo che qualcosa era cambiato.
Ma quando??
Era così fin dal mattino o stava cambiando a mano a mano che procedevamo verso la montagna?

 

- Hai visto, Zaf? -
- Cosa? -
- Le piante! Non te ne sei accorta? -
- No!… Ah..-
- Adesso hai visto, eh? -
- S.. sì. Ma… ma… che vuol dire? Non erano così ieri.-
- No, infatti. Non mi sono accorto che ora del cambiamento… Sembra quasi una vegetazione tropicale… Non assomiglia certo a quella di montagna così ricca di pini, abeti… Insomma non assomiglia neanche lontanamente a quella di ieri sera!-
- Sì. Poi è tutto molto più verde.-
- Già… Che bello però… Non avrei immaginato di poter vedere una cosa simile in mont… Zaf, dove vai?? Dove stai andando, Zaf?-
- Ho visto… Mi è sembrato di vedere… Sì! Sì! Avevo ragione. Frutta! Un albero da frutta! …almeno credo…. Guarda che strano… Sembrano limoni, ma…-
- … ma sono grandi come cocomeri!-
- Proviamo a prenderne uno? Guardiamo un po' qui attorno … magari ce n'è qualcuno in terra.-
- Hai ragione! Eccone uno! Però è molto duro… il mio coltellino non è proprio l'ideale per aprire un frutto come questo. Ecco… sembra che stia cedendo… Ecco!-
- Senti che profumo…. Sembra quasi…Non so mi ricorda…-
- Pesca! Sembra pesca!…. Che dici… proviamo ad assaggiare?-
- Secondo me, è meglio di no. Non sappiamo cos'è… potrebbe non essere commestibile, magari è velenoso…-

"Ah ah ah!… Ma dai!! Non conoscevate i Pao?"
"Non è possibile!! La nonna non conosceva i Pao! I frutti più buoni che ci siano!"

" Bambini, state scordando che quello che stavamo esplorando non era più il nostro mondo… I Pao, come tutte le cose che vedete qui, per noi erano nuove. Ogni fiore, frutto, albero, ogni odore, ogni colore ci colpiva, ci stupiva e ci affascinava.
Eravamo ammaliati da tanto splendore.
I frutti di Pao… se avessimo saputo che erano così buoni… non avrei di certo fatto la schizzinosa a quel modo!

"Voi sapete che è possibile lasciare quest'isola e raggiungere il warp, vero?
Beh, se c'è un modo per andare via di qui, c'è un modo anche per arrivare qui.
So che nemmeno voi, che vivete qui da sempre, siete sicuri di dove sia il passaggio…
Quella volta, però, per noi fu molto facile arrivare al passaggio.
Sembrava aessere l'unica via possibile. Noi eravamo convinti di seguire un sentiero, anche se in realtà, ogni abitante dell'isola che sia mai stao fuori, dichiara che non esiste nessun sentiero per il passaggio.
Per questo ancora oggi celebriamo il giorno che arrivammo qui.
Fuori da questo piccolo eden c'è un territorio incontaminato, ospitale e vastissimo.
Deve essere stato qualcosa in più di una coincidenza se quel giorno arrivammo fino a qui.

- Guarda Zaf! Una grotta!-
- E' vero! Il sentiero sembra continuare all'interno della grotta…e il torrente… il torrente sembra essersi scavato una sua via in questa montagna… -
- Proviamo ad entrare?-
- Dani … sai che detesto le grotte… Non puoi farmi questo…-
- Che piaga, sei! Io ci vado… ho la torcia con me. Sicura di voler stare lì da sola?-

"Le grotte, il buoi e i posti angusti mi avevano sempre fatto paura. Ma non potevo farlo capire a Dani. Come sempre, si sarebbe preso gioco di me.
"A voi non capita mai di fare qualcosa, di cui avete paura o che non vorreste fare, solo perché un amico vi stuzzica?"
A me capitava sempre così con Dani.
Lui era più coraggioso e più maturo di me.
Cercava di insegnarmi a non avere paura della vita e delle scelte che inevitabilmente dovevo fare.
Devo riconosce che questo obiettivo che si era prefisso, era molto duro. Io ero molto insicura anche se cercavo di tenerlo nascosto.
Ma lui lo sapeva.
Dani era l'unica persona al mondo che riusciva a leggermi nell'anima.

"Ragazzi, non siete stanchi di stare a sentire una vecchia brontolona come me che racconta queste storie?"
Avevo fatto una domanda inutile.
Aprendo gli occhi vidi che tutti i ragazzi erano assorti nel mio racconto.
Per la prima volta stavano per ascoltare dalla mia voce quello che di solito si sussurrava alle mie spalle.
Sono passati un sacco di anni…
Non riesco nemmeno a capire come riesco a vivere così a lungo… e nessuno ancora ha dimenticato il mio arrivo.
Invece di Dani… beh qualcuno di lui si è dimenticato. Dopotutto lui ha fatto la sua scelta.

 

"Dov'ero rimasta?"
"Alla grotta, nonna. Vai avanti… per favore."

Notai solo allora che la piccola Alia si era unita al gruppo. Le chiesi di avvicinarsi a me, e con piacere la feci accomodare sulle mie vecchie ginocchia…

"La grotta….
L'uscita della grotta è qui… da qualche parte nel nostro mondo… ma io non lo sapevo. E mi faceva una gran paura non sapere dove stavamo andando.

- Zaf! Allora che hai deciso di fare?- disse Dani incamminandosi.
- Aspettami! Dani aspettami! Vengo con te! Lo sai che non starei mai qui da sola.-
- Si, lo so. E ancora mi chiedo perché con gli altri continui ad atteggiarti a primadonna. Sei così fragile…-
- Dai, smettila… Lo sai che sei l'unico che sia mai riuscito a capirmi davvero, no?-

Così dicendo eravamo entrati nella grotta.
Daniele cercava di farmi parlare per distrarmi, così non avevo tempo di pensare alle mie paure.
Ben presto però tornai alla realtà…

-Cavolo!! Ma questa salita è davvero massacrante!-
-E non lamentarti sempre…-
-Almeno riconoscilo! E' veramente dura salire ancora!-
- Sì, è vero. Forse abbiamo sbagliato qualcosa. Pensavo che entrando nella grotta avremmo ritrovato il ruscello che spariva nella montagna… Invece guarda! Non ce n'è neanche l'ombra. …-

"Così mentre Dani si disperava per aver perso definitivamente le tracce del ruscello io mi guardavo un po' intorno e…

-Dani, guarda! C'è una luce lassù. Che sia un'uscita?-
-Non so, però è molto strano. Finora non abbiamo percorso molta strada nella grotta… la montagna mi sembrava incredibilmente più alta… non credo che possa essere un'uscita sulla vetta…-
-Andiamo a vedere!-
-Ma non eri tu quella stancata dalla salita massacrante ?-
-Sì, sì… ma voglio vedere dove siamo finiti. Dai… fammi contenta.-

 

Lentamente e faticosamente percorremmo gli ultimi metri che ci separavano da quella luce. Arrivati in prossimità dell'apertura, mi accorsi che il terreno sotto ai nostri piedi era bagnato.
Rallentammo il passo , per evitare di scivolare sulla roccia bagnata e finalmente arrivammo all'uscita.
Era tutto così…stupendo.
Impossibile da descrivere.
Un lago, una spiaggia, vegetazione e falò.
Tutto all'interno di una montagna.
Incredibile.
Sulla spiaggia, non lontano da noi, c'erano due fuochi che bruciavano vivacemente.
Inconsciamente, come rapiti, iniziammo a camminare per avvicinarci ad essi.
Ma perché… perché invece di procedere sulla spiaggia andammo nelle acque del lago… questo non lo so.
Penso che fosse come una prova da superare.

L'acqua del lago era la stessa portata dal ruscello che stavamo seguendo…
L'ho capito non appena sono entrata in contatto con l'acqua.
Che senso di pace… di benessere…
Eravamo prigionieri di una sensazione meravigliosa, che dall'acqua invadeva il nostro corpo, esplorandolo nel profondo, nell'anima.
Pervasi da questa bellissima sensazione non ci accorgemmo delle due persone che si stavano avvicinando.
Non potevamo distinguere i loro volti, né i loro corpi perché il sole alle loro spalle, ci colpiva così violentemente da farceli apparire niente più che ombre.
Strano però… nonostante l'accecamento riuscivo a distinguere chiaramente gli occhi verde smeraldo che entrambi avevano.
Erano così verdi…
E luminosi…

-Dani, ho paura!-
-Anch'io.-
-Gli occhi… quegli occhi mi fanno paura.-

Ma era stato solo un attimo.
Dietro quegli occhi si nascondeva un animo di infinita bontà, e subito la nostra paura svanì.

Una delle ombre si teneva in disparte, mentre l'altra si avvicinava a me.
A poco a poco l'effetto del sole svaniva e iniziai a vedere i contorni di quell'ombra…
Aveva davvero un corpo stupendo… come il suo volto.
Carnagione scura, capelli neri di pece e occhi di smeraldo.
Fu amore.
All'istante.

- Benvenuta.- mi sussurrò lo sconosciuto avanzando ancora.
-Vi stavamo aspettando. Sapevamo del vostro arrivo e abbiamo allestito una cerimonia in vostro onore.-

Avrei voluto fargli mille domande… come faceva a sapere del nostro arrivo… che cos'era la cerimonia che avevano preparato… dov'eravamo… chi era lui…
Non mi lasciò nemmeno il tempo di aprire bocca che già mi stava baciando.
Staccandosi da me, terminando quel bellissimo bacio mi disse :- Ancora benvenuta, mia amata sposa.-

"Allora quell'ombra era il saggio Muioc!"
"Che dici, Marco!? Muioc era mio bisnonno! L'ombra era di nonno Marcel, vero nonna?"

"Sì, Alia. L'ombra era proprio tuo nonno Marcel. Io ancora non sapevo nulla di quest'isola, di chi fosse lui e di come c'ero arrivata. Ma ormai non mi importava più molto.
Ero già sicura di aver trovato quello che tutti cercano.

"Nonna… e i tuoi amici?"
"Li hai più rivisti?"

 

"Io decisi di rimanere qui, di dividere la vita con Marcel e di non tornare più nel mio mondo. Purtroppo non rividi mai più i miei amici… Forse Daniele…

"Daniele…. Nonna ma che fine ha fatto questo Daniele?"
"Sì, è vero. Qui nessuno parla più di lui."

"Dovete sapere che Daniele quella sera era molto felice, come me del resto. Ma non credeva di essere arrivato a casa. Così dopo aver passato qui qualche mese, la sua inquietudine e la sua nostalgia per il nostro mondo cominciavano a farsi sentire… Un giorno prese la sua decisione, avvertì Maya, la sua fidanzata, delle sue intenzioni e lei lo seguì.
Decisero di provare a tornare nel mondo dal quale eravamo venuti.
Da quel giorno non so più niente di lui.
Spero solo che ce l'abbia fatta.

Lisa… Andrea… Chissà se anche loro ce l'hanno fatta…
Mi manca molto il loro buffo modo di chiamarmi.

"Nonna… ma tu come ti chiami? Io ti ho sempre chiamata nonna e come me lo hanno fatto tutti i bambini dell'isola. I grandi ti si rivolgono come alla Signora… ma il tuo vero nome qual è?"
"Zaffiro. Mi chiamo Zaffiro.

I miei occhi azzurri e limpidi diedero l'idea ai miei genitori.
Quando arriavai qui e vidi gli smeraldi incastonati nel viso di ogni adulto, capii che c'era posto per me.
Uno Zaffiro in mezzo a tanti
smeraldi non poteva non essere felice.
Fu proprio quella sera, davanti ai falò che mi accorsi di essere arrivata a casa.

Il mio viaggio era finito, la felicità era a portata di mano.
Bastava solo allungare il braccio e afferrarla, là dove era sempre stata.
Nel cuore.