Marco Peruzzi

ho 27 anni. Sono nato il giorno 11 aprile dell'anno 1975. Abito a Fucecchio, in provincia di Firenze. Sono uno studente universitario, facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Padova. Sono un volontario della Pubblica Assistenza di Fucecchio. Sono un volontario della Banca del Tempo di San Miniato. Sono alto un metro e settantotto centimetri. Peso settantaquattro chili. Leggo appassionatamente. Il cinema mi appassiona. Pur piacendomi scrivere, non riesco ad avere la costanza, la determinazione, la volontà necessarie per portare a termine quel che inizio. Scrittori preferiti (è giusto dirlo) in questo momento: Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Fedor Dostoevskij, Philip Dick, Fernando Pessoa, John Fante… ; se esuliamo dalla letteratura allora potrei aggiungere Noam Chomsky (per ciò che riguarda le sue critiche alla politica statunitense), Friedrich Nietzsche, Emanuele Severino. Per intanto vi mando questo minuscolo racconto, ma con la promessa (più a me stesso che a voi) di poter scrivere ben altre cose e potervele così inviare.

GIORNO DI SPIEDINI, DI SPIETATI

Un giorno un figlio vinse dei miliardi.
Era figlio da una vita e sempre la madre e il padre avevano lavorato per lui.
La madre si alzava all'alba e lui dormiva fino al mezzodì, il padre si alzava presto e il figlio una volta in piedi girava nella casa vuota.
Tutti i giorni il figlio con i soldi di sua madre e di suo padre andava al bar e giocava schedine, giocava per noia, ché non avrebbe certo vinto.
Un giorno il figlio vinse dei miliardi.
La televisione arrivò nel suo paese per chiedere di colui che aveva vinto dei miliardi; i giornalisti scesi dalle macchine si precipitarono al bar di colui che aveva venduto la schedina dei miliardi; fecero domande e ricevettero risposte che in tutta la nazione si diffusero, diffondendosi con invidia e indifferenza, diffondendosi anche con gioia, perché?
Il figlio tornò a casa e disse alla madre stanca che lui aveva vinto dei miliardi; la madre lo picchiò con un matterello.
Il figlio disse al padre che lui aveva vinto dei miliardi; il padre gli sparò con il fucile con cui andava a caccia.
Il figlio era all'ospedale e in coma giaceva.
I genitori continuarono a svegliarsi presto per lavorare e la sera stanchi andavano a letto con l'anima leggera.