Fabrizio Fatatis

E' nato a Napoli il 17 febbraio del 1965. E' convinto che non sia il lavoro a nobilitare l’uomo, ma esattamente il contrario.Dopo una laurea in Lingue e letterature straniere strappata svogliatamente all’Istituto Universitario Orientale della sua cittÓ ha sopravvissuto quasi dignitosamente, svolgendo qualsiasi tipo di attivitÓ gli capitasse tra i piedi. Staccabiglietti, sorvegliante, facchino, traduttore dall’inglese, istruttore sportivo, musicista, apprendista falegname...tanto per dirne qualcuna. Attualmente lavora saltuariamente come tecnico del suono per una ditta di noleggio audio e luci. Il seguente miniracconto Ŕ parte di un fascicolo di circa centocinquanta pagine in via di rielaborazione. Se dovesse rappresentare la sua filosofia di vita in una sola frase direbbe che qualcuno ha la fortuna di nascere disadattato cronico e qualcun’altro no.
Beh, lui Ŕ un no, ma ci Ŕ diventato.

LE AVVENTURE DI ISTER X

 La Posta Centrale. 11:05 del mattino. Fuori il sole lessa il cranio. Dentro c’Ŕ poca luce ma fa ancora pi˙ caldo, cazzo. Fila della madonna ai vaglia ed ai conti correnti. In attesa del proprio turno, giovani donne cariche di buste della spesa e anziane sudate e stravolte, con le dita ossute strette attorno alle bollette del gas si alternano a maschi di ogni etÓ, ugualmente accaldati. Questi ultimi non smettono un secondo di guardarsi con diffidenza e circospezione nel tentativo di indovinare chi tra loro possa essere Ister X.

Ister X Ŕ oramai il terrore del personale degli uffici statali dell’intera metropoli.

L’identikit pubblicato su tutti i principali quotidiani Ŕ quello di un uomo avanti negli anni, diciamo intorno ai 60-65 anni, un metro e settantacinque di altezza, o poco pi˙, per 80 kg circa. Nonostante l’etÓ, sembra prediligere l’abbigliamento sportivo, purchÚ di marca e in ottime condizioni. Completano il quadro i suoi capelli bianchi pettinati all'indietro e un viso lungo e largo che ispira fiducia e serenitÓ. Ed Ŕ proprio con la sua espressione da nonno paziente e disponibile che riesce sempre a prendere tutti alla sprovvista e piantare un casino che non riuscireste mai ad immaginare.

Finora ha visitato gli uffici della Motorizzazione, della Prefettura, di una nota societÓ di assicurazioni, del collocamento, della segreteria dell'UniversitÓ degli studi di Nxxxli e di almeno otto U.S.L. del territorio cittadino. Va detto che per lui non ha nessuna importanza in quale ente, istituto pubblico o privato si trovi. Anzi, in realtÓ, questo teorico della ribellione dell'uomo qualunque, non ha mai nulla in comune con le attivitÓ svolte in queste strutture, nÚ con il personale preposto ad esse. Ci va apposta per provocare una vera e propria sommossa e poi se ne va, tutto soddisfatto...

Intanto l'odore di cipolla che decolla dal sacchetto di plastica di una giovane casalinga, la terza della fila allo sportello 4, si mescola al tanfo di uova marce delle cavitÓ ascellari di un signore di mezza etÓ intento a leggere la Gazzetta dello sport (ottavo allo sportello 2).

In mezzo, il panico : bestemmie a mezza bocca, sguardi carichi d'odio, puzzette non identificate, insofferenza per la lentezza del responsabile dei conti correnti, ma ancora di pi˙ per la svogliatezza con la quale il primo della fila sbriga le sue faccende.

Sembra quasi che dica "ci ho messo due ore per arrivare in testa, ed ora ci rimango quanto cazzo voglio. " Niente da dire, dopotutto.

Il signore dalle uova marce ha smesso di torturare con i lembi del giornale, le orecchie del suo vicino di fila. Lo piega disordinatamente (il giornale !) e lo ficca in una busta di cartone, dalla quale fuoriescono, in ordine di altezza un ricambio per la scopa Pippo, il collo di una bottiglia di plastica contenente presumibilmente candeggina e l'angolo di un cartoccio di carta oleata, trattasi presumibilmente di salumi, forse mortadella.

Dietro di lui c'Ŕ un uomo dall'aspetto distinto. Ha i capelli bianco sporco tirati a lucido con il gel, e l'aspetto di un tipo calmo e ben disposto verso il prossimo. Indossa dei bermuda marrone chiaro ed una polo Lacoste giallo paglierino. Non si Ŕ accorto che i suoi compagni di fila non lo perdono d'occhio neanche un secondo.

Da quando ha smesso di giocherellare con i bollettini condominiali non fa altro che agitarsi e sbuffare, inveendo contro la giunta comunale, la regione, il Parlamento, la ComunitÓ Europea, la lobby ebrea che comanda sull'intero globo terracqueo, Mitrantex IV, governatore della Via Lattea, la Suprema Confederazione Cosmica, Dio.

Cacchio ! Forse Ŕ proprio lui, il misterioso Ister X.

Quando comincia a prendersela con il Kreatore, qualcuno gli batte leggermente sulla spalla. E’ un omone sui centottantacinque centimetri, giacca e calzoni di modesta fattura, una voluminosa borsa di cuoio sotto il braccio e un cappello di lana incollato alla testa dal quale fuoriescono lateralmente lunghi ciuffi di capelli bruni. Lo guarda fisso negli occhi mentre una briciola di silenzio avvolge l’intera combriccola. Poi gli si rivolge con garbo:

"Non dovrebbe angustiarsi cosÝ, sa. Ci mette poco un aneurisma, a cambiarle l'esistenza. Faccia come me, si rilassi pensando positivamente..."

"MacchÚ rilassarsi! in questo ufficio sono tutti una manica di ladri, non fanno un cazzo dalla mattina alla sera, lo stipendio se lo rubano, glielo dico io. E’ tutta una commedia... questi fingono di essere occupati correndo da una stanza all'altra con un paio di fogli in mano... appena scompaiono ai nostri occhi sono lÝ dietro che si bevono un caffŔ alla faccia nostra...cazzeggiando con i colleghi e parlando di calcio " c’ha giÓ il fiatone il pover’uomo.

"Guardi un po’ se una persona come me, uno stimato professionista con quarant'anni di attivitÓ alle spalle, una vita intera trascorsa a lavorare, marito e padre esemplare...ma lasciamo perdere...forse ha ragione lei. Non abbiamo pi˙ l'etÓ per ribellarci e ci tocca aspettare i loro comodi."

indica al di lÓ del vetro, dove per un impiegato che pigia con serenitÓ buddista sui tasti del computer, ce ne sono almeno cinque che si grattano disinvoltamente lo scroto.

Nel frattempo la gente in fila continua a tenere duro, ma la pazienza non Ŕ eterna. Il volume standard del chiacchiericcio postale comincia a impennarsi considerevolmente. Qualcuno si stringe alla coppia di anziani, incuriosita dalle loro parole. Tra loro c'Ú anche chi approva platealmente le critiche del signore in bermuda estendendole a tutta la categoria impiegatizia. Altri focolai di pacata protesta incominciano a formarsi qua e lÓ, lungo le quattro file parallele.

- Non ancora - pensa Ister X - non ancora...-

"Su, non faccia cosÝ che le fa’ male." continua il metro e ottantacinque. "Eppoi lei non Ŕ mica un rudere. ╚ ancora giovane e in grado di farsi rispettare. Il problema Ŕ che in realtÓ, non ne ha nessuna voglia. Anche lei Ŕ una pecora anonima in questo gregge di 50 milioni di fessi che Ŕ diventato il nostro paese. Ma se volessimo rivoltarla come un calzino, questa nazione del cazzo, con la nostra esperienza e le nostre potenzialitÓ non ci metteremmo niente. Certo, quando si Ŕ da soli Ŕ tutto pi˙ difficile. Bisogna saper coinvolgere il prossimo..."

"Il signore qui, c'ha ragione. Qua ci dobbiamo unire tutti insieme e pretendere un servizio pi˙ migliore. Ma poi io non capisco perchÚ non aprono gli altri sportelli. Ma non lo vedono che siamo un fottÝo di ggente? e quegli altri laggi˙ pecchÚ non vanno a faticaro?".

L'espressione in italiano approssimativo appartiene ad una finta bionda sui quarantacinque, vestito blu elettrico, rossetto violaceo, scarpe col tacco, dorate. La accompagna la figlia, una bimba di dodici anni vestita come una puttana sado-maso.

Intanto la gente ha smesso di pensare ai kazzi proprio e non fa’ altro che inveire contro tutto e tutti.

L’attenzione degli astanti Ŕ una droga dalla potenza inaudita. All’uomo bermudato gli Ŕ letteralmente saltato il tappo. Sbraitando e gesticolando come un ossesso, sputacchia una marea di critiche sugli argomenti pi˙ disparati, compiendo straordinarie acrobazie concettuali per riuscire a mettere ordine nel suo delirio

╚ il momento adatto.

L'omone esce dalla fila, e si avvicina al vetro antiproiettile che lo separa dal personale delle Poste. Che non lo degna di uno sguardo, abituata ai soliti rompipalle-cercainformazioni- extrafila-quesitolungo. Peccato per loro che questo sia un tipo davvero testardo che non ha alcuna intenzione di ritornare tra i ranghi. Anzi, Ŕ lÝ che continua a battere il pugno contro il cristallo, a metÓ tra gli sportelli 2 e 3.

"QUESEI PEZZI DI MERDA! PER LE PALLE ANDREBBE APPESI, PER LE PALLE, AD UNO AD UNO... VENITE FUORI BASTARDI, VENITE FUORI HO DETTO...FUORIII..." Il colore della sua faccia ormai Ŕ di un vivace rosso tramonto, la lingua entra e esce dalla bocca resa arida dalla tensione come un pesce rosso affamato. Si ferma, le vene del collo dure come bastoncini di bamb˙... ma Ŕ solo un attimo, il tempo necessario a raccogliere le forze e concentrarle tutte contro la vetrina che lo divide dal nemico. Si proietta a testa bassa contro di essa e dÓ una, due...

"MA CHE CAZZO SUCCEDE QUI.." Mxxxo Cxxxxxa, guardia giurata da tre anni, ex ladro di stereo da sette, giunge in piena terza capocciata . Agendo alla velocitÓ operativa concordata dai suoi sindacati di categoria cerca di fermarlo, ma viene facilmente bloccato da altri invasati.

E’ la fine. L’edificio Ŕ in mano a tranquille massaie e modesti impiegati, improvvisamente assetati di sangue dei mezze maniche. E lui Ŕ il loro capo, l'incarnazione dell'inkazzatura, lo sdegno fatta persona, e lo seguirebbe ovunque. Molti lo imitano passando a vie di fatto.

"╚ una vergogna." urla un vecchietto picchiando duro con il bastone contro una mensola di legno, sapete... quelle per la compilazione dei moduli. Viene gi˙ dal muro in una nuvola di calcinacci e viti a pressione troppo esili

Contemporaneamente, un nutrito gruppo di giovanotti dall'aria poco raccomandabile si allontana dall'epicentro del tumulto e cerca di forzare la porta d'accesso agli uffici.

I postelegrafonici, in preda al terrore, sembrano un quadro di Munch. qualcuno si aggrappa al telefono e chiama la pubblica sicurezza...

Al di fuori dell'edificio nulla lascerebbe supporre il bordello che Ŕ scoppiato lÝ dentro. Solo un uomo, apparentemente sui trent'anni(ed infatti ha proprio trent'anni), batte nervosamente le nocche sul volante dell'auto in cui Ŕ seduto ormai da una buona mezz'ora.

- Lo sapevo. Non doveva fare nessun versamento. Mi ha fregato un'altra volta - pensa con una certa irritazione il giovanotto.

Ogni minuto che passa gli amplifica la spiacevole sensazione che la calma soffocante che si palpa all'esterno del palazzone in stile fascio sia solo il preludio al parapiglia che si scatenerÓ tra pochi secondi. Le sirene della polizia in lontananza non lasciano dubbi. Istintivamente gira la chiave e dÓ gas.

La porta della Posta Centrale si apre e ne esce un signore dal volto familiare. Solo un po’ pi˙ alto, bruno e con un cappello mai visto prima. La sua andatura Ŕ sostenuta, ma non troppo. Meglio non farsi notare. Entra nella macchina.

" PÓ, ma Ŕ possibile che debba finire sempre cosÝ?"

"E io cosa c'entro? la gente Ŕ giÓ inkazzata per i fatti suoi. Io non faccio altro che innescare una bomba assemblata da altri." risponde il vecchio con una vocetta acidula mentre ripone la parrucca e le scarpe con il rialzo nella valigiona di cuoio.

Il giovane alla guida sono io. E se non avete l'abitudine di bombardarvi di pakistano giÓ dalle prime ore del mattino, avrete anche intuito che Ister X Ŕ mio padre.