Vincenzo Tarkowski

Sono nato il 7 febbraio 1976 (avessi solo aspettato un giorno potrei vantarmi di avere nel sangue un po’ di Neal Cassady dato che lui è nato l’8 febbraio di non ricordo che anno).
Scrivo e pubblico per diverse riviste a distribuzione gratuita e a pagamento, sparse sui banconi dei pub o ben sistemate tra gli scaffali della Feltrinelli. Nello scrivere non ho uno stile; riporto semplicemente su carta le cose, i pensieri, le emozioni, gli avvenimenti così come in quel momento mi passano per la testa con la birra che accompagna la mia mano (bevo perché adoro l’estasi della mente) ma, devo dire, che la "beat generation" è quella che mi sento più vicino tra tutti i generi letterari che ci sono in questo mondo.
Ulteriori notizie, racconti, poesie ecc, potete, se ne avrete voglia, trovarli alla mia homepage: http://crash.to/Tarkowski

Prosit

Bologna-Novara A.R. (appunti tenuti a memoria)

A: 10:30 del mattino. Stazione di Bologna. Mi attende il treno. Binario 4. Mi porterà a Milano. Una volta là, effettuerò un cambio al binario (non ricordo quale) col treno diretto a Torino P.N.. Scenderò a Novara. Sarò allegro e sorridente come poche volte sono riuscito ad essere.

R: 21:00 della sera. Stazione di Novara. Mi aspetterà il treno da Torino P.N. per Milano al binario 2. Effettuerò poi un cambio a Milano col treno per Crotone pronto al binario 13 alle 22:10. Io scenderò a Bologna alle 00:59. Sarò triste e pensieroso come spesso sono.

Motivo del viaggio: incontrare un'amica che per me non è solo amica.

Non faccio altro che ricordare il programma attendendo che il capostazione sventoli la paletta, o faccia un segno o qualche cosa di simile affinché il macchinista capisca che siamo tutti pronti, possiamo partire. Io sono il primo dei pronti. la porta si chiude dopo un breve fischio meccanico di avvertimento: "occhio che mi chiudo e se trovo la tua testa in mezzo te la trancio senza tanti complimenti", sembra volermi dire. chi c'è c'è, chi non c'è non lo si aspetta.

Partiti. Ciao ciao, ciao a tutti e per tutti.

Questa notte non ho dormito un cazzo, in giro con gli amici ho bevuto e chiacchierato. cerco un posto, mi siedo e dormo aspettando Milano. E' un sonno tranquillo, l'unico che riuscirò a fare, l'unico profondo perché il treno muore a Milano e oltre non può andare. Nessun problema di doversi svegliare in tempo, alla giusta stazione. E poi è giorno e a me la luce non piace. Il giorno è frenetico, è traffico, è stress.. la notte no! Dormendo creo la mia notte e la mia quiete.

Arrivo quasi fresco ma riposato a Milano. Sono pigro: - Capo, ehi capo - chiamo ad alta voce - il treno per Novara? - - Binario 14, giovane - è la sua risposta. ringrazio e vado

Eccolo lì, anche lui, pronto e pulito come un alunno ripetente al nuovo ma vissuto anno, che si ripresenta come meglio può al giudizio dei professori per dimostrare fin da subito che qualcosa in lui è cambiato, o almeno vorrebbe che così apparisse ai loro occhi. - Basta giudicarmi, lo so che gli altri treni europei sono migliori - sembra voler dire - sali e piscia nella toilette finché è accessibile che poi in un attimo ti porto a Novara o, almeno, ci provo senza troppi ritardi. - A me va benissimo, basta che cammini. Seconda attesa del fischio di partenza. Questa volta è subito. Mi affaccio alla seconda classe fumatori. - E' libero qui? - chiedo - Mah? - mi risponde un signore 'strano' con una trottola di legno in mano e con un'espressione da sapientone. Me ne sbatto e mi siedo. - Ma non hai caldo col maglione? Potevi metterti una camicia. Dove scendi? - Odio le mitragliette. Ho bisogno di calma. - Se ho un maglione, di cotone, forse è perché non vengo da Milano ma da qualche altro posto. Scendo a Novara.. conosce? - - Che vai a fare a Novara? da dove vieni allora? - Le sue cartucce non si esaurivano mai. - Porto il mio pinguino da un veterinario - Chiusi gli occhi e contavo le fermate del treno. Alla terza sarei sceso. Dovevo aspettare circa 40 minuti e poi l'avrei vista. Il tipo continuava il suo discorso-monologo, non so a che proposito.

Eccomi!

Scendo. Accendo una 'sizza' (così chiama lei la sigaretta) e mi direggo verso il sottopassaggio. Lì dovrebbe esserci Erdinger (questo il suo 'nome') ad attendermi.

Dio quanto tempo. Sono felice di vederti. Ho fatto tardi ma a te non importa. Mi saluta e mi bacia le guance con una dolce forza.

Fisicamente sono lì con lei, mentalmente.. mi son perso in non so quale jungla.

- Ho fame, portami a mangiare, non mangio da ieri a pranzo - chiedo io. - Dove vuoi andare? Anzi, cosa vuoi mangiare? - risponde lei pronta a portarmi a buttar giù qualche boccone. - Una birra e qualche stuzzichino sostanzioso - - Il Bertani può andare? - - Sì - rispondo io, anche perché il Bertani era il locale dove uscimmo per la prima volta insieme.

Mi accompagna in macchina. Una volta arrivati, prendiamo posto ad un tavolino e ordiniamo. Caffé per lei, birra e cose varie per me. sono le 14.

Finito il 'pranzo' ci facciamo un giro per la città. me la mostra per bene. parliamo. non esterno più di tanto i sentimenti che provo per lei. non sono ubriaco. non mi sento sicuro. non so se potrebbero essere accettati o meno. passiamo così il pomeriggio. parlando di tutto e di niente, tra panchine e alberi, tra marciapiedi e zone pedonali, tra piazze e vie, negozi e vetrine.

18:00. Aperitivo

Lo prendiamo al bar con 2 sue amiche. Ora inizio. Chiamo il primo Negroni, poi un secondo e ancora un terzo. Entro in sintonia. mi sciolgo. sono. Loro mi seguono, ma più lentamente. tra gli stuzzichini e i vari sorsi, si organizza la serata. Guardo i verdi occhi di Erdinger, ora posso, ora ci riesco senza imbarazzo, verdi come il filo d'erba più chiaro che possiate trovare in un prato di qualche ben curato parco, aggiungeteci poi il riflesso di un raggio di sole ed una goccia di rugiada. questa ne è l'unica ed inimitabile ricetta. I lineamenti del suo viso disegnati.. come nessuno è mai riuscito. I capelli, lunghi e castani fino alle spalle in perfetta sintonia con ciò che vi ho appena descritto sopra. Che fare in questi casi? mi limito ad osservarla per ricordarla sempre meglio poi, quando non sarò più lì con lei.

- Ok allora.. - ritorno, come rapito da un vortice improvviso, con i piedi per terra preso dalla voce dell'amica - ci si vede al solito pub e si continua. Facciamo tra mezz'ora? - - sì - rispondo io. tutto mi stava bene, qualsiasi cosa mi sarebbe andata a genio.

Siamo al Pub. Siamo in 3. Io Erdinger e la sua amica. La quarta aveva da fare... mentre mi perdevo nei miei pensieri durante l' aperitivo non avevo captato questa cosa... ma mettetevi voi nei miei panni, nelle mie emozioni. Cosa avreste fatto? In certi momenti certe cose non le vedi nemmeno. Accadono che fanno già perte del passato. Comunque sia, cominciamo anzi, ricominciamo, a bere. Il padrone del bar mi saluta, si ricorda di me nonostante ci sia stato solo una volta e più di un mese fa. Si ricorda di tutto quello che mi bevvi. E' ormai crepuscolo.. cazzo, alle 21 ho l'ultimo treno utile per tornarmene a casa, in Emilia.. e sono in Piemonte.. ho solo circa 2 ora da passare qui. Vorrei fermare il tempo e renderlo più lungo. Godermi questi attimi trasformandoli in minuti, quarti, ore... lunghi, più lunghi di quello che sono. Non è possibile. Il tempo è il tempo ed io non sono un dio. Sono solo una pugnetta non scaricata nel cesso. Però posso rendere il tempo interessante. Posso capire in questo lasso di tempo cosa c'è e cosa non c'è. Che ci perdo? Non si può perdere ciò che non si è mai avuto. Ho solo da guadagnarci o, al massimo, vado in pari. Mostro le carte aiutato dall'alcool sperando di non trovare il "due di picche" nascosto nella mia 'mano'. Scopro i miei sentimenti, sinceri e maturi. Giro prima una carta, poi un'altra, poi un white russian, poi un'altra carta e ancora un' altra e un negroni e un altro negroni e una carta e un altro white russian e poi la pipì, 5 minuti a me per svotarmi, 5 a te per riflettere, 5 a te per svotarti 5 a me per sentire ciò che mi vuole raccontare l'amica, 5 all' amica e 5 per me, per baciarti e come va va e non me ne frega niente, speriamo solo che tu non la prenda male, conosco il rischio che corro, non ci penso, accarezzandola la voglio portare verso il mio viso, accarezzandola penso che se poi va male non riuscirei più a guardarla in faccia con l'occhio di ora e se dovesse andare bene.. non lo so e continuo a vivere il momento senza pensare al futuro, sempre più vicino ma mai così lontano. la sua pelle è morbida, è giovane, il suo sorriso è bianco.. tanti input che arricchiscono la mia voglia di averla per me, almeno per un momento, di dimostrare il più dell' amicizia che per lei provo, che per me è e la porto sempre più vicino a me e le sfioro le labbra appena sentendole le sue, morbide. Non lo volevo fare ma lo volevo. non volevo questa esperienza ma la volevo. non volevo i 'ma' e i 'però' di poi. non volevo che tutto morisse lì, così, senza un 'dunque' ed un 'poi'. non volevo sentire risposte che non fossero positive. Volevo solo fermare il tempo in quell' istante e godermelo il più a lungo possibile e invece sono le 20:40... il treno è là che aspetta di portarmi a casa, ora che arrivo alla stazione sono le 20:55 e il treno parte alle 21, l'ultimo treno.... rimango! Rimango e basta! Decido di rimanere. Domani mattina ci sarà un treno!! Tornerò in qualche modo a casa. Non sono padrone di nessuno e nessuno è padrone di me. vada come vada. non pensare. quando arriva arriva. voglio continuare a star qui. Il discorso cresce con le sue mille conclusioni; abbiamo tutti fame. Si cerca un ristorante, una pizzeria... alle 23 mi si presenta una margherita e l'ennesima birra (il fegato ormai è rottamato da tre anni, non corro rischi). Mi sposto con loro nella Opel nera di Erdinger. parcheggia, scendi, andiamo. Torniamo, sali, partiamo; sono un'automa, un felice automa. Lunghe pause in macchina mentre l'amica ispeziona i locali e ci lascia volutamente o meno da soli. ogni tanto esce con un amico e beve qualcosa con lui sulla strada piena di gente.

Accompagnamo l'amica a casa. E' stanca, o forse vuole solo far accadere qualche cosa.

Siamo in due ora, dentro l'Opel. -Ultima birra? - propongo io - sì - accoglie lei

Soli nel parcheggio, dentro la macchina con la radio accesa che canta una cassetta fatta da lei con gli MP3 scaricati da internet si ride e si scherza, si sta seri e ci si picchia. si parla e si riflette. le mordo la faccia e mi stacca un dito. Non ho le palle di muovermi, o forse sono stanco. certe volte non mi capisco nemmeno io. certe volte ti piace vivere anche un' esperienza così, senza renderla più ricca anche potendo e volendo. è già bello così, è già tanto così. c'è chi non vive nemmeno questi attimi. ora è una poesia, continuandola a scrivere forzatamente ne uscirebbe una qualche porcheria e perderebbe tutto il suo fascino.

Alle 4:30, dopo l'ennesima ultima sigaretta, ci dirigiamo verso la stazione.. magari c'è un treno. Voglio che vada a casa. E' stanca. io domani non ho un cazzo da fare, lei sì. non voglio esser causa di un cambio di progetti.

Mi accompagana. seduti sulla panchina del primo binario ci fumiamo ancora una sigaretta. La stazione è solo piena di troie di colore e viados. Uno di questi mi chiede una sigaretta con fare gentile. Si è fatto crescere le tette e i piedi gli stanno trasbordando dalle scarpette col tacco. smbrano strette. Mi chiede anche di accendere. Si china, dato che io rimango seduto, e con la mano a mo' di paravento per non far spegnere la fiamma, fa il primo tiro e poi ringrazia tremacchiando. Anche lui/lei, sicuramente ha i suo problemi.

Bé, si è fatto veramente tardi. Le ripeto di andare a casa. Mi chiede di accompagnarla alla macchina. Dopo poco siamo nuovamente fuori, al parcheggio della stazione. Mi avvicino a lei per salutarla. E' bella, è in gamba, è come poche ne ho viste ed è la prima di quelle poche. L'ultimo bacio rubato. Mi sorride. Io torno nella sala d'aspetto. lei parte per casa. prima faccia a faccia. ora spalla contro spalla fatti pochi passi, già mi manca tanto, tantissimo.

Ok, adesso devo solo sapere con che treno tornare. rapida occhiata al tabellone delle partenze. Ne ho uno alle 6. Ho un'ora e mezzo da aspettare. Dormo. Mi distendo su una panchina tra le tante prostitute che mi circondano. Quella che dorme in piedi, l' altra appoggiata alla macchinetta dei biglietti da visita fai-da-te (20 biglietti solo 5.000 lire!!!), l'altra ancora seduta sul termosifone....Ogni tanto mi sveglio per il loro vocio (l' unica cosa che odio di loro è che per parlare urlano) e mentre apro gli occhi vedo, con ottica orizzontale da disteso che ancora sono, quella precisina che si pettina davanti ad uno specchio, raccoglie i capelli rimasti nella spazzola e poi li butta dopo aver trovato il cestino. Richiudo gli occhi. Dormo tranquillo. Ho dormito ovunque. Stazioni, chiese, portoni. Alla stazione di Milano, in quella di Lisbona, in quella di Roma, ora anche in quella di Novara e le uniche persone che sono state derubate erano quelle sveglie. Se dormi in stazione significa che non hai niente da perdere, nulla da proteggere. Se le banche non avessero i soldi, non avrebbero neanche le guardie.

Sveglio per svegliato che sono stato nuovamente, ne approfitto per cercare un bagno e fare pipì. Esco dalla sala d'attesa. Cerco la scritta WC, non la vedo. Chiedo ad un tipo in divisa FFSS - Giù in fondo a sinistra -. Vado. Trovo la porta ma è chiusa. - Cazzo!! Cazzo!! Cazzo!! - Torno indietro portandomi in mano la vescica e trovo un altro tipo che svuota i cestini dell' immondizia: - Capo - esordisco io - il bagno è chiuso... - - Aprono alle sei. C' hanno portato via tutti i lavandini, i rubinetti e ora li teniamo chiusi. Che devi fare? Cagare o pisciare? - mi risponde lui. - la seconda - ribatto - allora vai giù in fondo, là dove c'è quel muro col lampione fulminato - Vado, la faccio, tiro un sospiro e me ne torno a dormire disteso sulla mia panchina in metallo verde.

Bicchieri e piattini fanno il loro rumore mentre escono dalla lavastoviglie, la macchinetta dell'espresso sbuffa le sue prime gocce di caffé, il culone di una negra mi si siede sui piedi e si addormenta di botto. A stento salvo e tento di cacciare i miei piedi da quell'immenso coso pesante che mi stava sopra, pensando come mai non si accorga di trovarsi ben due 45 di scarpe piazzati nel deretano. Ognuno si faccia il pensiero che più vuole.

Guardo l'ora, sono le 5:45. mi alzo. vado verso il bar e chiedo un caffé. Mi fumo una sigaretta dirigendomi vero il binario in attesa del mio treno. Mi sciacquo la faccia alla fontanella per riprendermi un po'.

Alle 6:00 precise eccolo arrivare. salgo e lo scompartimento fumatori è tutto e solamente a mia disposizione. Mi appisolo e, in un attimo, eccomi così a Milano.

6:52 Milano. Solita tiritera: - Capo... il treno per Bologna - - Binario 9, devi prendere quello per Lecce. E' un IC - Faccio il supplemento. Scendo le scale, faccio la breve fila e risalgo quelle scale così amichevoli 5 minuti prima. Vado al binario. salgo sul treno. cerco un posto. lo trovo. Mi accorgo di avere un messaggio sul telefonino, lo leggo, chissà, forse mentre dormivo...: "Lo sai che mi è spiaciuto troppo andare via ti voglio molto più bene adesso. ma non so perché però è così e basta. E un po' mi manchi" firmato Erdinger. Sorrido tra me e me. vedo il controllore. Lo blocco per farmi subito bucherellare il biglietto e sapere quando arriverò a Bologna. i primi colletti bianchi salgono e affollano il treno. Il sole comincia a sorgere. la luce pian piano diventa sempre meno fioca. Non è più tempo per me. Piazzo l'allarme del cellulare in maniera tale di svegliarmi qualche minuto prima di arrivare a Bologna e mi abbandono alla mia 'notte' lasciando il giorno con la sua vita a loro.