A.f.A.

Allora....mi chiamo A.f.A., 24 anni spesi al sud, lavoricchio, studio un modo per fare i fatti, come dicono qui, a casa.Una frase: ma come sono belle le formiche,saranno solo ben organizzate, o sono proprio amiche? Ascoltate Aphex Twin.Alla prossima,se ce ne sarà una ora.

IL MONDO E' SENSAZIONE

Laconicamente sorride, aprendosi così all’inevitabile soffocamento da peli e pelle: laconica mente con un sorriso, e si dà in pasto al cliente.

Il rubinetto gocciolava; un tubo nel muro gocciolava; la bottiglia riversa gocciolava; l’anima d’un essere ansimante, rantolando dal labbro, gocciolava; la linfa della natura, precipitata alle sue profondità, sui vetri sporchi gocciolava: dentro e fuori era tutto un gran fluire di liquidi, per la maggior parte sprecati.

Attraverso la pratica aveva imparato ad assorbire, e da sé aveva sviluppato un circuito alternativo, parallelo al sistema nervoso, ed in esso era in grado di convogliare stimoli, reazioni, impulsi prodotti, di volta in volta, da uno squallido petto flaccido, da dita callose e feroci, da membri raggrinziti, pateticamente sfrusciati, accarezzati, leccati in un disperato tentativo di rianimarli, e giù, nei cunicoli senza volte né pareti, né percorsi, lei smarriva le sue voglie sommesse, facendole correre come ossesse: desiderava davvero strappare quelle unghie quando rapaci fendevano capezzoli e clitoride, senz’altro che foga, ansia da dominio artificiale, nessuna passione, solo sforzo.

Avrebbe aperto quelle smunte cappelle per riversarci tutto il vomito trattenuto a stento, e tutto lo spreco vischioso ingoiato in cessi pubblici, cabine telefoniche, tra volante e cambio, incastrata, non si scende, baby: questo è l’unico treno che ti ha raccattata, e devi ancora pagare il biglietto; e spesso, sempre più spesso, negli intervalli dietro la stazione di servizio, fradicia di pioggia giù nello stomaco, il cuore in apnea, spesso, sempre più spesso pensava a tutta quella benzina là sotto: se solo ne avesse avuto la forza (e quanto fosse difficile trattenerla, non riuscirei a spiegarvelo), e stringeva le ultime ventimila succhiate, e guardava la pompa, e sperava di non arrivare mai a farlo, ad infilarle per sfilare via bruciando come un Sole sull’asfalto, un Sole perso in una palude….una vaga speranza di far scatarrare l’anima dando fuoco alla confezione, resa dal destino l’officina del suo peccato: già, il peccato d’essersi lasciata andare e fatta prendere e rimessa e dismessa e concessa e permessa di sprecare una vita senza essersi sforzata d’impegnarla, se non proprio di puntarla a qualche corsa, truccata di certo, come tutte le corse in cui chi paga con sangue e sofferenza ha meno possibilità di chi paga in contanti, ma pur sempre una corsa, con una partenza dalla stessa linea, con un percorso comune per tutti i partecipanti, e , soprattutto, con un traguardo fisso, che non s’allontani ogni volta che lo si intraveda.

"I primi ti fanno venire il mal di testa, le disse Susy, senza specificare se parlasse dei soldi o dei pompini, quando a diciotto anni decise di pagarsi i vestiti e lo sballo concedendo i suoi seni e le sue labbra ai facoltosi clienti del "Soirè", lì in quella provincia umida e stretta, da dove voleva solo fuggire, dove aleggiava il fantasma di sua madre, morta di fatica, spezzata dalla fatica, un assurdo, per lei: lei amava i luccichii, non i calli, quelli dei bicchieri di cristallo su tavole immacolate, quelli delle carrozzerie di coupè di papà ed ammiraglie di mammà, gli stessi dei gioielli di Mariù, l’amica che l’avrebbe ospitata a Roma: qualche buon contatto, entrare nel giro della grana, mettere da parte abbastanza da non avere preoccupazioni, sì, sì, sarà facile, filerà tutto liscio, certo, certo: certo il cazzo, la città la inghiotti, e nel giro d’un anno, dai night puliti e raffinati precipitò sul selciato della stazione.

Da aspirante diva a schiava: non se ne rese nemmeno conto.

Ma il mondo è sensazione, e quella notte lei rimase d’un tratto senza fiato, scoprendo, in emersione dal pozzo senza fondo, finalmente rivelato, nudo e crudele, il piatto amaro servitole dall’Incomprensibile: avvertì distintamente il gelo dei neon, la profondità del cemento, annusò l’aroma lacerante di carne cruda, nausea, vide piaghe sparse in forma di fiori disidratati, seguì le cicatrici contorte come tracce di serpenti, e scattò in piedi: " ARRO’ CAZZ’ VAJE??!", urlò il pubblico ufficiale in libera uscita, "CHE CAZZ’ FAJE!!?", le urlò in faccia quando lei cominciò a raccattare i vestiti.

Lei non lo guardò: prese i soldi dalla gonna, e glieli porse: quella massa di lardo tesserata l’afferrò per un braccio, con gli occhi rossi ed il pene sciolto: un sussurro gli chiese di lasciarla andare, e la risposta fu una sberla: lei si girò, e sbatte’ per terra: l’animale la buttò sul letto tirandola per i capelli: " Shkuse…..: non ho inteso bene", ed il secondo ceffone fece da punto interrogativo.

Lo sguardo annullato rifletteva il capezzale lavorato, ed il suo corpo tremava ad ogni affondo, ed ogni colpo era accompagnato da bestemmie:" ‘sta bastarda!t’agge pavate, e mò me fa fott’, ptuh!, ‘sta

Puttana: PUTTAA’!! Tu sei solo u..u…na…..ah!.…aahh..pu..tta..ah… ah… aaaah …..", e lei andata, partita, perduta.

Mentre il maiale s’asciugava, lei, stesa tra letto e pavimento, accasciata, sangue dal labbro, niente lacrime, scorse un riflesso scuro da sotto le pieghe del giubbino del grand’uomo: non ci fu il tempo di prendere una decisione, perché in una frazione, una pura, brevissima frazione di secondo, saltò verso la sedia, estrasse dalla fondina una scappatoia, e la infilò senza timore: gli occhi chiusi, una bambina in un parco, tlackk!: blam.

Un’altra puttana crepata, dirà la strada: un’altra falena nel vicolo, disse hank.

 

[fasciabs.htm]