Vittoria Maggio.it Home pageParigi, febbraio 2002


Viaggio al Moulin Rouge

Linea 2, fermata Place Blanche.

Gli arabeschi ornamentali e le decorazioni a motivi floreali tipiche dell'Art Nouveau dell'uscita della metropolitana ti preparano alla vista del più famoso music hall di tutti i tempi: il Moulin Rouge.
Pochi sanno che il più celebre mulino del mondo è in realtà un falso, basato su un progetto di Willette e ispirato ai numerosi mulini veri, un tempo presenti a Montmartre.

Chiudo gli occhi.

6 Ottobre 1889: ecco, il grande giorno dell'inaugurazione.
La collinetta di Montmartre, cuore di tutti i piaceri, risplende di luci che avvolgono i festosi passanti diretti al Moulin Rouge, il nuovo tempio del divertimento e dei facili costumi.
E' un particolare momento storico, unico per tutta la Francia: la transizione fra i due secoli, il progresso alle porte, le barriere sociali che cadono, la borghesia che avanza, lo spirito creativo di artisti, pittori, muscisti, poeti, saltimbanchi.
Fra queste stradine che manterranno per sempre intatto il loro fascino si respirano spensieratezza, leggerezza, gioia di vivere.

Trascorrono un paio d'anni e il mito del Moulin Rouge cresce a dismisura in tutta Europa. A Londra arrivano gli echi della Quadriglia, il nuovo sfrenato ballo francese, e viene coniato il termine French Can Can. Place Blanche diventa il luogo d'incontro di turisti, personalità del momento e celebri star.

Ecco a quel tavolino Henri, intento a tracciare gli schizzi per un'altra stampa a colori da dedicare al Moulin Rouge. Si riconoscono i tratti della Goulue, la più famosa ballerina che per anni alzerà la sua gonna e sfacciatamente ne sventolerà i voulant danzando sfrenatamente un French Can Can nella sala del Moulin Rouge illuminata da lampade gialle.
Inarrestabile Toulouse, col tuo consolante bicchiere d'assenzio nella mano, hai appena terminato quel grande manifesto, affisso sui muri della città che ha suggellato la tua notorietà, e già sei all'opera.
Tu, assiduo frequentatore del Moulin Rouge, "quel bordello che ti fa sentire maggiormente a casa come nessun altro posto sa fare" dipingi donne, "le tue bamboline", i loro corpi, brutti, perchè il brutto ti affascina e in esso trovi lo specchio della tua disperazione.

Henri, fammi entrare al Moulin Rouge!

 

Charles Zidler, il famoso direttore, ci accoglie con complicità.
Ecco la sala d'ingresso coi velluti rossi e i tuoi quadri, il giardino con il grande elefante al cui interno vengono messe in mostra varie curiosità. La grande sala da ballo con gallerie, tavoli tutt'intorno, alcuni dei quali riservati, la balustra che delimita la pista da ballo lungo la quale sono schierate le donne in attea di un cavalierere. Dipinti, luci, brusii e musica, soprattutto musica.

Un ritmo indiavolato, questo nuovo ballo al limite dell'acrobatico; i costumi piccanti, colorati, i bustini che stringono fra lacci i seni delle ballerine, le gonne che s'alzano e mostrano sfacciatamente gambe che si stagliano nell'aria e si offrono agli sguardi concupiscenti dei presenti. Giarrettiere, reggicalze, corpi che vibrano veloci tra pizzi e merletti, piume e perle. E' uno spettacolo misto di arte e di volgarità, di raffinatezza e di sensualità.

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Ma ecco, la a sinistra in mezzo ai clienti che lo stanno osservando, danza Valentin-le-Dèsossè, altra star del cabaret, ballerino snodato e artisticamente disarticolato come lo stesso nome suggerisce. Parodia di quell'eleganza maschile contraddistinta da giacche lunghe, gilet, colli inamidati e papillon, bastoni e guanti bianchi, e gli inseparabili cappelli a cilindro: "giammai un uomo" diceva un codice dell'epoca "dovrà separarsi dal suo cappello...solo al ballo lo lascia sulla sedia della dama durante le danze".

Henri, i tuoi occhi nero-bruni, belli, grandi, pieni di calore e di luce sono per tutte le donne che passano al Moulin Rouge: la Gulibert, la Belfort, Loie Fuller, May Milton. Ma più di tutte, sono per Jane Avril che dietro quella gamba sollevata in aria sotto la spumeggiante gonna, nasconde come te una profonda e insanabile malinconia.

La stessa malinconia che provo oggi, riaprendo gli occhi, e rendendomi conto che il Moulin Rouge è diventato un'attrazione per viaggi organizzati, perdendo così il suo fascino decadente e peccaminoso.

Faccio appena in tempo a voltarmi verso la mia destra per scorgere la strana figura in nero di un uomo basso con un cilindro e un bastone che mi strizza l'occhio dietro il suo pince-nez, prima di sparire dietro l'angolo di Rue Lepic.


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settembre
2001